Amanda Gorman, storia di una poetessa afroamericana che sogna la Casa Bianca

Amanda Gorman, storia della poetessa afroamericana che sogna la Casa Bianca

Dai problemi di pronuncia alla poesia recitata per l’Inauguration Day di Biden. In pochi giorni i suoi libri sono balzati in cima alle classifiche di Amazon

26/01/2021 , tempo di lettura 4 minuti

Meno di dieci anni fa, Amanda Gorman era ancora una studentessa adolescente a Los Angeles. Trascorreva le sue giornate divorando le opere di Toni Morrison e scarabocchiando furiosamente sui suoi diari mentre sognava di diventare un giorno una scrittrice. Dopo aver inviato le sue poesie a diversi concorsi locali, nel 2014 viene nominata Youth Poet Laureate di Los Angeles, diventando tre anni dopo la prima National Youth Poet Laureate. E ora, a quasi 23 anni, Gorman ha raggiunto il più grande traguardo nella sua carriera: consegnare una poesia originale, intitolata “The Hill We Climb”, per celebrare l’inaugurazione di Joe Biden come presidente degli Stati Uniti.


Da quando il 20 gennaio è apparsa con il suo cappotto giallo sulla scalinata di Capitol Hill, il mondo è rimasto incantato da Amanda Gorman. Oltre 2,8 milioni di follower su Instagram, 1,3 milioni su Twitter, lei intanto ha due libri in uscita che stanno già scalando le classifiche di Amazon, e da poco le è stata offerta pure una cattedra alla Morgan State University.


Ma come è arrivata questa poetessa afroamericana, classe 1998, fin sopra quella scalinata di Washington? Davanti al neo presidente americano Joe Biden, lei si è descritta così: «Una ragazzina nera e ossuta, discendente dagli schiavi, cresciuta da una madre single che può sognare di diventare presidente un giorno, per poi ritrovarsi a declamare versi per uno di loro».


Nata a Los Angeles, sua madre Joan Wicks era una insegnante alle scuole medie. Ha una sorella gemella, e già da piccola scriveva nei suoi diari e sognava di diventare una poetessa. Il primo ostacolo per Amanda è però un problema di dizione, che le impedisce di pronunciare la “erre”, a partire proprio dalla parola “poetry”. 


«L’ho superato solo qualche anno fa», ha raccontato in un’intervista a Vogue. Una battaglia, questa, che la avvicina a quella contro la balbuzie del presidente Biden, che «mi ha reso la perfomer che sono e la cantastorie che vorrei essere», ha spiegato. «L’idea che avrei dovuto recitare questa poesia di fronte ad altre persone era scoraggiante, ma anche una parte davvero potente, importante e bellissima».


Amanda studia alla scuola privata di Santa Monica New Roads e poi all’università di Harvard, grazie a una borsa di studio della Milken Family Foundation. Qui si laurea in Sociologia.


A 16 anni, grazie a un testo sul tema dell’ingiustizia sociale, viene scelta come poeta laureata della città e tre anni dopo riceve l’incarico a livello nazionale. Così nel 2017 diventa la prima National Youth Poet Laureate, Giovane poetessa laureata americana (i poeti laureati sono nominati dal bibliotecario del Congresso degli Stati Uniti come poeti ufficiali della nazione e per questo ricevono un piccolo salario e presenziano alle cerimonie ufficiali).


In quell’occasione Amanda racconta di essere stata ispirata da Malala Yousafzai, che l’ha spinta a diventare delegata Onu a soli 16 anni: «Mi ha aperto gli occhi sulle possibilità di cosa avrei potuto raggiungere». Quindi aveva promesso: «È un obiettivo lontano, ma nel 2036 intendo candidarmi alla presidenza degli Stati Uniti. Segnatevelo nel vostro calendario iCloud».


Gorman è stata contattata il mese scorso dal comitato incaricato di organizzare la cerimonia di inaugurazione della presidenza Biden. Il suo nome era stato suggerito da Jill Biden, la moglie del presidente, rimasta colpita dalla lettura che Gorman che aveva fatto della sua poesia “In This Place: An American Lyric” alla Biblioteca del Congresso nel 2017.


Amanda si è messa subito al lavoro, ispirandosi ai grandi discorsi dei leader americani che avevano guidato il Paese nei momenti di grande divisione, da Abraham Lincoln a Martin Luther King, e alle opere di poeti laureati del passato, come Maya Angelou. Comincia a buttare giù qualche verso. Poi arriva il 6 gennaio, il giorno in cui un gruppo di sostenitori di Donald Trump ha preso d’assalto il Campidoglio. Lei rimane sveglia fino a tardi, aggiunge alcuni versi e conclude la poesia. «Quando arriva il giorno, chiediamo a noi stessi: dove possiamo trovare la luce, in questa ombra infinita?», scrive. La sua risposta è questa: «L’alba è nostra, prima ancora di rendercene conto. In qualche modo ce la facciamo».


La poesia di Amanda Gorman ruota intorno ai temi dell'oppressione, del femminismo, dell’emarginazione e del razzismo. E per aiutare chi vuole diventare scrittore, ha fondato l’organizzazione no profit “One Pen One Page” che fornisce programmi di scrittura creativa e dà la possibilità di pubblicare i propri lavori anche ai giovani svantaggiati.


Il primo libro di Amanda Gorman, “The One for Whom Food Is Not Enough” è del 2015. Mentre a settembre usciranno la sua prima raccolta di poesie “The Hill We Climb”, che includerà anche quella per l’insediamento di Biden, e “Change Sings”, un libro di poesie illustrate per bambini. I due testi, in poche ore, hanno già raggiunto i primi posti nella classifica delle vendite su Amazon. E in primavera la casa editrice Penguin Young Readers pubblicherà un’edizione della sola poesia inaugurale. È nata una stella, dicono già in tanti.

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