Dagli Stati Uniti gli 8 pilastri per una strategia di business anti-razzista

Dagli Stati Uniti gli 8 pilastri per una strategia di business anti-razzista

Le linee guida per costruire un mondo degli affari più inclusivo ed egualitario

12/12/2020 , tempo di lettura 4 minuti

L’omicidio di George Floyd e l’esplosione del movimento Black Lives Matter ha scatenato una nuova resa dei conti con il razzismo sistemico negli Stati Uniti. In tutto il Paese, si stanno mettendo a nudo le disparità in materia di istruzione, proprietà della casa, salute, lavoro, opportunità economiche e giustizia che hanno a lungo plasmato la vita degli afroamericani negli States. Disparità che la pandemia ha per giunta amplificato.

“È sempre più chiaro a molti che i nostri sistemi stanno funzionando in maniera sbagliata nel mondo in cui sono stati progettati”, ha scritto Laysha Ward, manager di Target e afroamericana, sulla Harvard Business Review. “Dobbiamo invece scegliere di creare sistemi antirazzisti nelle nostre aziende e comunità. Abbiamo bisogno di piani d’azione, in tutti i settori, per trasformare questo momento in un movimento duraturo”.


Il razzismo nel mondo degli affari


A partire proprio dal funzionamento delle aziende. Poiché ogni azienda è unica, non ci sarà mai un approccio “valido per tutti” per agire contro il razzismo. Ma una struttura e principi comuni possono aiutare. E questi principi comuni, secondo Ward, si basano su otto pilastri che ogni azienda dovrebbe seguire per garantire l’equità razziale.

I primi quattro costituiscono le fondamenta di una strategia di business antirazzista.

Purpose. Lo scopo stabilisce il “perché” di una organizzazione e l’impatto che intende avere. Questo scopo deve essere usato come filtro per ogni processo decisionale.

Perspectives. Il confronto con le idee e le opinioni dei propri dipendenti neri si esplica con l’ascolto, l’apprendimento e lo sviluppo collaborativo di soluzioni che tutte le organizzazioni devono seguire. Si parte con una domanda semplice: sai com’è l’esperienza delle persone afroamericane in azienda? È fondamentale chiedere e ascoltare. Non solo una volta.

People. I dirigenti neri negli Stati Uniti sono notevolmente sottorappresentati nei ruoli di ceo. Ci sono solo quattro ceo afroamericani neri nella classifica di Fortune del 2020. Le donne nere costituiscono il 7,4% della popolazione, ma solo l’1,6% dei vicepresidenti e l’1,4% delle leader di vertice. Bisogna essere molto più attenti dunque a creare opportunità al di là della provenienza etnica, favorendo magari attività di tutoraggio, raccomanda Ward.

Performance. Anche le metriche di misurazione delle prestazioni sono fondamentali per portare avanti gli sforzi a lungo termine. Le organizzazioni devono misurare i costi e i benefici delle iniziative esistenti e di quelle nuove, raddoppiando ciò che funziona. Lo stesso dovrebbe accadere con l’adozione di politiche di diversità e inclusione, monitorando i progressi verso il raggiungimento degli obiettivi di equità razziale dichiarati.

Gli altri quattro pilastri sono quelli che Ward chiama “pilastri funzionali”, che includono le leve aziendali da sollecitare per garantire l’equità razziale dentro e fuori l’azienda.

Fornitori. Un primo passo può essere la scelta dei fornitori, provando a garantire più possibile la diversità. In un mix tra Bipoc, acronimo che sta per Black, indigenous and people of color, e fornitori locali. Non solo per le materie prime, ma anche per i servizi legali, di marketing e It.

Filantropia. Donazioni e investimenti nella comunità sono aspetti importanti che riflettono la costruzione valoriale del brand.

Policy. Adottare e sostenere la giusta policy, sia all’interno che all’esterno dell’organizzazione, sarà la chiave per creare un sistema equo. Ricordando che si tratta di sostenere le policy giuste, a livello nazionale o regionale, non politici o partiti.

Place. Quest’ultimo pilastro riguarda la focalizzazione degli investimenti nelle comunità più colpite dalle disuguaglianza razziale. L’obiettivo è creare cicli positivi di sviluppo e rigenerazione economica, rimuovendo i sistemi che hanno favorito le ingiustizie e le disparità. L’impegno di Netflix a investire il 2% delle sue disponibilità liquide in istituzioni finanziarie che servono la comunità nera, aumentando così l’accesso ai finanziamenti, è un buon esempio di attività che adotta un approccio basato sui luoghi.

Nelle aziende americane, i primi segnali di cambiamento sono evidenti e promettenti. Discussioni sulla diversità razziale e l’inclusione stanno diventando tanto importanti quanto quelle sulle strategie ambientali. Non limitandosi alla enunciazione di principi, ma mettendo in pratica politiche specifiche.

In Target, azienda in cui Laysha Ward è manager, è stato istituito ad esempio un Comitato di azione e cambiamento per l’equità razziale, si sta monitorando la rappresentanza razziale e di genere in tutta l’azienda e si prevede di aumentare il numero di membri afroamericani del 20% nei prossimi tre anni. La previsione è anche quella di apportare modifiche ai prodotti venduti, all’approccio aziendale al marketing, al coinvolgimento nella comunità e al modo in cui l’azienda influenza le politiche pubbliche.

Un altro esempio viene dal gigante farmaceutico Merck, dove il ceo Ken Frazier, uno dei soli quattro ceo neri nella classifica di Fortune 500, si sta concentrando su una serie di azioni, tra cui l’adesione a Year Up, un’organizzazione non profit che mira ad aiutare i giovani adulti di colore a trovare lavoro, e la partecipazione a The Board Challenge, che promette di aumentare la diversità nei consigli di amministrazione.

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