I 18 anni di LinkedIn: com’è cambiato e come va usato il social del lavoro

I 18 anni di LinkedIn: com’è cambiato e come va usato il social del lavoro

Chiunque può ampliare la propria rete semplicemente creando contenuti di valore. Una prospettiva che si fa sempre più lontana per chi invece sceglie di promuovere il proprio lavoro su altre piattaforme. Ma anche su LinkedIn non mancano le distorsioni

27/02/2021 , tempo di lettura 5 minuti

Il prossimo 5 maggio LinkedIn diventerà maggiorenne, compiendo i suoi primi 18 anni. Lanciato nel 2003, il social network per il lavoro sembra invecchiare meglio degli altri social, almeno in Italia. Se a livello mondiale nel 2020 LinkedIn non appare nemmeno tra le prime dieci piattaforme più usate al mondo, nel nostro Paese invece si conferma come il settimo social più usato nella fascia di età che va dai 16 ai 64 anni, superando pure TikTok.


Cosa è successo in questi 18 anni

Nell’ultimo trimestre, la piattaforma ha raggiunto la soglia di circa 740 milioni di membri a livello globale, dei quali 15 in Italia. Il segreto è che LinkedIn è l’unico social dove sussiste ancora una buona visibilità organica, «anche dopo i cambiamenti di algoritmo post-lockdown», ha spiegato a Linkiesta Valentina Vandilli, LinkedIn Expert indipendente e autrice del volume “LinkedIn Formula”. Significa che oggi chiunque potrebbe ampliare la propria rete semplicemente creando contenuti di valore. Una prospettiva che si fa sempre più lontana per chi invece sceglie di promuovere il proprio lavoro su altre piattaforme, come Instagram o TikTok.


In questi anni, LinkedIn è diventata anche una piattaforma valida per la ricerca di lavoro, mostrandosi come uno strumento più accessibile ed equo per tutte e per tutti. Una condizione che difficilmente si trova nel mondo reale dei curriculum e dei colloqui.


Eppure, neanche LinkedIn è immune alle critiche. LinkedIn ha chiesto alle LinkedIn Top Voices Italia, quindici utenti selezionati dalla redazione di LinkedIn News per offrire alla community una lista di membri da seguire per generare conversazioni utili, di raccontare la loro esperienza sulla piattaforma e come è cambiata nel tempo.


Secondo Gioia Novena, cofounder di Nextopp, ceo di Joy Careers e LinkedIn Top Voice 2021 per il mondo delle risorse umane, c’è stato «un forte aumento di engagement da parte degli utenti, e quindi più post, articoli, commenti, like e molto più interesse a fare personal branding da parte dei professionisti». Nell’ultimo trimestre, le conversazioni sono aumentare del 48%. Ma non tutte le conversazioni sono, alla fine, semplici conversazioni: dietro alcune si nascondono vere e proprie pubblicità e operazioni commerciali.

Un interesse, quello verso il personal branding e il marketing commerciale, che rischierebbe però di soffocare il vero dialogo tra professionisti. «La mia grande paura», spiega Roberta Zantedeschi, esperta in Risorse Umane e LinkedIn Top Voice 2020, «è che in un futuro l’uso delle ads venga concesso anche ai privati. Il mio amore per LinkedIn nasce grazie al fatto che qui ho trovato profili di persone comuni che crescono in base a ciò che scrivono, non a quanto si promuovono».

Complice la pandemia, «su LinkedIn si sono riversate molte aziende non digitalizzate, ma anche operatori del settore degli eventi, che non potendo offrire esperienze offline hanno cominciato a mandare freneticamente messaggi di invito ai propri webinar», dice Valentina Vandilli. «Questa operazione, fatta senza un’adeguata formazione sulla piattaforma, ha portato a bruciare l’opportunità di acquisire nuovi contatti e ripartire con il proprio business».


Tra le novità, poi, sulla piattaforma si sono aggiunte anche le storie e i sondaggi, avvicinandola alle modalità comunicative di Facebook o Istangram, che rischiano di stravolgerne la grammatica comunicativa. E negli ultimi tempi, si sono moltiplicati anche i post con l’hashtag #keeplinkedinprofessional, nei quali professioniste di tutto il mondo raccontano di come le molestie stiano iniziando a prendere piede anche sulla piattaforma. Una delle prime in Italia a parlare di molestie su LinkedIn è stata Novella Rosania, Marketing Manager e Digital Strategist. In pochissimo tempo, il suo post ha raggiunto quasi mille condivisioni e più di 600mila visualizzazioni.

«LinkedIn nasce come un social per implementare le proprie reti di networking: quando accetto un professionista, di qualsiasi sesso, so che non sto giocando su un campo dedicato alle relazioni sentimentali. Per fare quello ci sono altri terreni di gioco, dove tutti sono allineati sul motivo per cui sono lì», spiega Rosania. In risposta a questo fenomeno, LinkedIn ha fatto sapere di aver «rafforzato le cosiddette Professional Community Policies per essere ancora più chiari sul fatto che molestie e avance romantiche non possono avere spazio su LinkedIn», integrando anche «dei promemoria per gli utenti al fine di poter garantire conversazioni di livello professionale nei post, come nei commenti e messaggi». L’azienda, in ogni caso, ha un team interno dedicato che utilizza un mix di misure a livello tecnico basate sulla revisione di una persona e segnalazioni dei nostri membri per scoprire eventuali casi di molestia.


Come usarlo al meglio

Come spiega Agenda Digitaleil profilo LinkedIn è contemporaneamente la propria vetrina, dove si mettono in mostra le proprie competenze, ma è soprattutto una sorta di “landing page”, quelle pagine di atterraggio dei prodotti e servizi online finalizzate alla vendita. Per creare un “landing page” efficace, per esempio a partire dal Riepilogo (sezione Informazioni), è possibile costruire la storia di sé non come un racconto della propria carriera ma come se fosse una lettera di vendita con questo schema:

  1. Che cosa faccio

  2. Per chi lo faccio

  3. Con quali risultati?

  4. Testimonianze

  5. Call to action

LinkedIn è uno strumento fondamentale per creare le relazioni (su LinkedIn si possono vedere i collegamenti fino al terzo grado). Ed è anche un un ottimo acceleratore per fare networking. Per favorire questi incontri occorre però anche gestire al meglio i contatti, quella sezione di LinkedIn dove inserire: un indirizzo email, un indirizzo Web, un numero di telefono, l’account di un social, un contatto di messaggistica.


E anche se non è lo strumento per la ricerca del lavoro per eccellenza (esistono piattaforme e applicazioni nati solo per questo) ciò non toglie che sia comunque un ottimo modo per trovare offerte, candidarsi online e coltivare i contatti che permettono di generare opportunità lavorative. La sezione Lavoro consente di navigare tra le offerte che LinkedIn propone per il proprio profilo e tenere traccia delle candidature inviate. 


Coltivare il giusto networking, pubblicando e scambiando contenuti idonei, può rivelarsi utile non solo per apprendere nuove conoscenze nei propri campi di interesse. Ma, chissà, anche per trovare un nuovo lavoro.