I ministri che guideranno la transizione ecologica in Italia, Francia, Spagna e Germania

I ministri che guideranno la transizione ecologica in Italia, Francia, Spagna e Germania

In Italia il governo Draghi ha creato il nuovo ministero affidato al fisico Roberto Cingolani. Francia, Spagna e Germania si affidano invece a tre donne: Barbara Pompili, Teresa Ribera e Svenja Schulze

26/03/2021 , tempo di lettura 6 minuti

Quella della transizione ecologica è una delle principali sfide per l’Europa nella ricostruzione post-Covid. Secondo le linee guida indicate dalla Commissione europea per la stesura dei piani nazionali di rilancio, alla transizione green ciascun Paese dovrà destinare il 37% dei fondi del Next Generation Eu. Ed è per questo che ogni Paese ha affidato il compito di elaborare i progetti di medio-lungo termine a un ministero, creandone uno ad hoc o accorpandolo ad altri ministeri già esistenti.


In Italia il governo guidato da Mario Draghi ha creato il nuovo ministero della Transizione ecologica affidato al fisico Roberto Cingolani. Francia, Spagna e Germani si affidano invece a tre donne: Barbara Pompili, Teresa Ribera e Svenja Schulze.


Vediamo chi sono e da dove vengono queste figure che guideranno la transizione verde nei principali Paesi europei.


Roberto Cingolani

Classe 1961, il nuovo ministro della Transizione ecologica italiano nasce a Milano ma cresce a Bari. Nel capoluogo pugliese si laurea in fisica, conseguendo anche il dottorato. E da qui si sposta poi alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove ottiene il diploma di perfezionamento.


Comincia così la sua carriera universitaria. Entra nello staff di ricerca della Società Max Planck di Stoccarda in Germania, sotto la direzione del premio Nobel Klaus von Klitzing. Diventa visiting professor all’Institute of Industrial Sciences della Tokyo University in Giappone e negli Stati Uniti alla Virginia Commonwealth University. Successivamente avrebbe dovuto trasferirsi in via definitiva in Giappone, ma un’urgenza familiare lo porta a tornare in Italia. E nel 2000 arriva alla cattedra di Fisica sperimentale dell’Università di Lecce.


Anche in Italia, ricopre diverse cariche nel mondo accademico: diventa direttore del National Nanotechnology Laboratory (Nnl) dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare di Lecce e infine direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova da lui stesso fondato. Qui Cingolani ha lanciato il programma interdisciplinare Humanoid Technologies, basato sull’idea che l’imitazione tecnologica della natura e dei suoi processi possa fornire soluzioni per migliorare la qualità della vita dell’uomo. E qui ha creato la più diffusa piattaforma umanoide del mondo: iCub.


Lascerà l’Iit dopo quasi 15 anni, nel 2019, accettando la nomina a Responsabile tecnologia e innovazione di Leonardo. Fino alla chiamata per diventare ministro della Transizione ecologica, che sostituisce quello dell’Ambiente, nel governo Draghi. 


Bisogna partire, ha detto Cingolani in Parlamento illustrando le linee programmatiche del suo ministero, da quello che definisce come “debito ambientale”, che “diversamente da quello economico è, per sua natura, un debito comune che trascende i confini degli Stati e non è esigibile esclusivamente in capo a chi lo ha prodotto, che sia una generazione o una collettività, distanti nel tempo o nello spazio”. Per cui definire con urgenza una transizione ecologica, diventa “una responsabilità verso gli italiani e verso il resto del mondo: l’Italia con le sue tecnologie deve tracciare un percorso virtuoso verso forme di sviluppo sostenibile”.



Barbara Pompili

Ex socialista, classe 1975, la neoministra della Transizione ecologica francese è una macroniana della prima ora. Nipote di un emigrante italiano di Senigallia, trascorre la sua infanzia a Liévin, nel Pas-de-Calais, e si diploma all'Istituto di studi politici di Lille.


Entra a far parte dei Verdi nel 2000, diventando responsabile dei rapporti con la stampa durante la campagna presidenziale del 2002 di Christmas Mamère. Nei cinque anni successivi lavora come assistente parlamentare di Yves Cochet, che definisce come il suo “padre politico”. Si presenta alle elezioni parlamentari 2007 e nel 2012 diventa la prima presidente donna di un gruppo parlamentare della camera bassa francese. Sarà poi tra i firmatari del “Manifesto per la revisione dell’ecologia politica”. E dal 2016 al 2017 è segretario di Stato per la biodiversità nel governo socialista di Manuel Valls, sotto il ministero dell’Ecologia di Ségolène Royal.


Supporta Emmanuel Macron dall’inizio, candidandosi con En Marche. Nel 2017 viene eletta alle elezioni legislative, guidando la Commissione per lo sviluppo sostenibile e la pianificazione regionale fino al 2020. Nel luglio 2020 diventa ministra per la Transizione ecologica nel governo di Jean Castex.


“Bisogna convincere tutti che la transizione è importante, farla insieme, anche con gli industriali, e non mettere gli uni contro gli altri”, spiega in un’intervista a L’Espresso. Il messaggio che vuole far passare, dice, “è che l’ecologia è positiva per l’economia. Le aziende che non colgono il cambiamento spariranno. Ne usciranno vincitrici quelle che si immaginano attori della transizione e creano nuovo impiego, nuove filiere. Si tratta di una transizione da un vecchio a un nuovo sistema e deve essere anticipata per evitare che in troppi si trovino in difficoltà. Alla fine è questa la missione del ministero: formare e anticipare. L’ecologia è buon senso e prevenzione”.


Teresa Ribera

Cinquantuno anni, nota attivista contro i cambiamenti climatici, la socialista Teresa Ribera è vicepremier del governo di Pedro Sanchez, che le ha affidato anche il ministero della Transizione ecologica già nel 2018.


Laureata in giurisprudenza all’Università Complutense di Madrid e diplomata in Diritto costituzionale e Scienze politiche presso il Centro di studi costituzionali, è stata professoressa associata del Dipartimento di diritto pubblico e filosofia del diritto dell’Università autonoma di Madrid.

Ha ricoperto vari incarichi nella pubblica amministrazione, prima di arrivare nel 2004 alla direzione dell’Ufficio per i cambiamenti climatici. Tra il 2008 e il 2011 è stata poi Segretario di Stato per i cambiamenti climatici durante il governo del presidente José Luis Rodríguez Zapatero.

Il suo attivismo per le tematiche ambientali l’ha portata anche a essere membro di numerosi consigli consultivi, tra cui il Global Leadership Council della Rete delle soluzioni per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e il consiglio consultivo globale sui cambiamenti climatici delWorld Economic Forum.


Le sue prime misure come ministro sono state la fine della cosiddetta “tassa solare” per consentire la libera produzione di energia alternativa e ridurre il prezzo dell’elettricità. Ribera ha raggiunto anche un accordo con i sindacati per chiudere la maggior parte delle miniere di carbone ancora esistenti nel Nord della Spagna, con un investimento di 250 milioni di euro per far fronte all’impatto sociale sui minatori e bonificare le aree.

«Per abbracciarla, i cittadini si devono sentire protagonisti della transizione e il governo deve scendere assolutamente al livello locale», ha spiegato a L’Espresso. Un esempio: «Attorno e sulle centrali termiche si è vissuto per generazioni. Se le chiudiamo dobbiamo offrire delle alternative di prossimità, e non possono essere Roma o Madrid a decidere. Devono offrire le risorse ma spetta ai cittadini e alle imprese trovare le alternative. Non è facile perché spesso i giovani non riescono a immaginarsi un futuro diverso, influenzati da genitori che non vogliono cambiare».

Ma la transizione deve essere «giusta», ribadisce: «La chiusura di una centrale deve far scattare meccanismi finanziari specifici. Un esempio: la chiusura di una centrale termica libera grandi volumi d’acqua. Tramite nuove leggi quest’acqua deve rimanere su quel territorio e non essere utilizzata altrove. In tandem con l’elettricità, deve essere messa a disposizione delle aziende che vi si trasferiranno e così si conserveranno i posti di lavoro del luogo. Poi bisogna aiutare i cittadini, soprattutto giovani e donne, ad adattare le proprie competenze a nuove realtà, con un costo che deve ricadere sia sulle aziende, sia sullo Stato».



Svenja Schulze

Classe 1968, storica esponente della Spd, il Partito socialdemocratico tedesco, è ministra dell’Ambiente, della Conservazione della Natura e della Sicurezza Nucleare nel quarto governo di coalizione del Cancelliere Angela Merkel.


Nata a Düsseldorf, ha studiato germanistica e scienze politiche alla Ruhr-Universität Bochum. Successivamente, ha lavorato come freelance nel settore della pubblicità e delle pubbliche relazioni, poi come consulente aziendale.


È entrata a far parte della Spd già nel 1988, diventando subito portavoce della sezione del Nord Reno-Westfalia, ricoprendo poi diversi ruoli nel partito. Dopo le elezioni del 2010, Hannelore Kraft la nomina ministra dell’Innovazione, della scienza e della ricerca dello Stato della Renania settentrionale-Vestfalia. Carica che le viene confermata anche nel 2012.


Nei negoziati per formare il quarto governo di coalizione di Angela Merkel in seguito alle elezioni federali del 2017, Schulze ha fatto parte del gruppo di lavoro sull’istruzione. Il 9 marzo 2018, è stata nominata dal comitato esecutivo del partito come ministro dell’Ambiente, della conservazione della natura e della sicurezza nucleare nel nuovo governo. E ha già annunciato che si candiderà alle elezioni nazionali del 2021.


Tra le sue battaglie, c’è l’introduzione di una legislazione in base alla quale gli agricoltori in Germania devono iniziare a ridurre gradualmente l’uso di glifosato entro il 2021, eliminandolo del tutto dal 2024. In vista della transizione ecologica prevista dal programma Next Generation Eu, il suo ministero lavora fianco a fianco con quello del ministro dell’Economia e dell’energia Peter Altmaier, che ha la competenza sull’energia, appunto, e si occupa di tutti gli aspetti di politica industriale.