L’open innovation funziona solo se condivisa in azienda

L’open innovation funziona solo se condivisa in azienda

Il rapporto 2021 sull’Open Innovation della Fondazione Cotec dimostra come la tecnologia, da sola, non basta per ottenere risultati efficaci: ha bisogno delle persone che creino la giusta alchimia. E anche di manager illuminati

30/03/2021 , tempo di lettura 3 minuti

Secondo l’economista Henry Chesbrough, che circa 15 anni fa coniò il termine “open innovation”, l’innovazione aperta consiste nella capacità delle imprese di fare ricorso a idee esterne e interne per progredire nelle competenze tecnologiche. Ma può funzionare a patto che poggi sul lato “umano” delle organizzazioni aziendali e che sia condivisa


Come dimostra il rapporto 2021 sull’Open Innovation della Fondazione Cotec, che ha sondato proprio quali sono le condizioni che permettono a un’azienda di ottenere risultati positivi da una strategia di innovazione collaborativa. E la tecnologia, da sola, non basta: ha bisogno delle persone che creino la giusta alchimia e anche di manager illuminati


Lo studio conferma come alcuni settori industriali siano oggi più aperti ad adottare l’open innovation, in primis quello dell’Information and Communications Technology. Ma la sfida ora è portare questa strategia anche nei settori più tradizionali, soprattutto alla luce dell’accelerazione tecnologica impressa dalla pandemia. 


E per farlo non basta, come dimostra lo studio, dichiararsi aperti alle idee esterne di università, centri di ricerca o startup. Né sono sufficienti gli indicatori tradizionali di “apertura delle aziende” per spiegare le differenze in termini di performance innovativa.


L’apertura, come dimostrano i dati qualitativi del report, funziona se accompagnata da cambiamenti nei processi, nei modelli di business e anche nello stile della leadership. Il focus fatto nel report su 200 aziende italiane conferma che un impatto positivo si ha quando l’apertura all’innovazione avviene dall’interno dell’azienda stessa. Quando, in altri termini, l’azienda accompagna la sua spinta verso le tecnologie esterne con un convinto investimento sulle capacità dei propri ricercatori, dipendenti e manager, anche quelli che non si occupano di open innovation.


Gli artefici dell’open innovation non sono solo i professionisti che si occupano di tecnologie in un’azienda, ma tutti coloro che sono chiamati a far funzionare la macchina dell’organizzazione aziendale. L’apertura condivisa significa che tutti i componenti dell’azienda sono chiamati a far propri e a interpretare i nuovi stimoli, traducendoli nel lavoro quotidiano. Nei contesti in cui manca questa condivisione, non nascono nuove efficaci opportunità di crescita.


“Questa analisi ha permesso di indentificare essenzialmente due fattori chiave per il successo dell’attività di innovazione di un’impresa: da un lato la capacità di interagire efficacemente con un ampio ecosistema di open innovation (fornitori, centri di ricerca, università, startup) e dall’altro l’estrema attenzione alla valorizzazione delle persone, misurata dall’adozione di efficaci pratiche di gestione della forza lavoro”, si legge. “I due elementi tuttavia hanno un effetto realmente significativo solo quando vengono adottati contemporaneamente”. 


Se, infatti, le aziende che adottano pratiche di open innovation mostrano una prestazione economica leggermente migliore delle imprese che invece non le adottano, quelle che adottano allo stesso tempo pratiche di open innovation e pratiche virtuose di gestione del personale vedono un livello di profittabilità quasi doppio rispetto a quello delle altre imprese


“Affinché la tecnologia si traduca in innovazione, che sia ovvero in grado di dare una forma profittevole alle buone idee, ha bisogno di persone che siano in grado di realizzare quella che appare sempre meno il risultato di una misteriosa alchimia e sempre di più il risultato di scelte gestionali illuminate”, concludono i ricercatori. “I risultati quantitativi suggeriscono chiaramente che la diversità, la fluidità della comunicazione, lo spazio per l’iniziativa personale e la creatività e la possibilità di contribuire per tutti i livelli dell’organizzazione sono valori chiave per l’innovazione e che, se fatti propri in modo strutturato, permettono all’azienda di esprimere un evidente differenziale competitivo”. 


Si conferma, insomma, che “ogni innovazione è il risultato della capacità delle persone di collaborare in modo efficace mescolando sapientemente idee e invenzioni tecnologiche allo scopo di generare un impatto positivo non solo economico ma anche ambientale e sociale”.