Quando Instagram diventa un’opera d’arte

Quando Instagram diventa un’opera d’arte

Da luogo di performance a sede di un museo, fino all’artista che aggira e irride l’algoritmo. La piattaforma visiva per eccellenza non solo è diventata uno strumento di comunicazione centrale per musei, mostre, artisti, designer e galleristi, ma è stata trasformata in un mezzo artistico

10/09/2021 , tempo di lettura 5 minuti
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Se c’è un social media adatto alle arti figurative, di certo è Instagram. La piattaforma visiva per eccellenza non solo è diventata uno strumento di comunicazione centrale per musei, mostre, artisti, designer e galleristi. Ma è stata trasformata essa stessa in un mezzo artistico, diventando luogo di performance o addirittura la “sede” virtuale di un museo.


Filtri d’artista

Per il decennale della rivista Artribune, Valentina Tanni ha curato la mostra di filtri Instagram d’artista Art Layers. In pratica, dieci artisti italiani, attraverso lo strumento della realtà aumentata, si sono cimentati e si stanno cimentando nella creazione di veri e propri filtri della realtà – come quelli di Instagram – che diventano essi stessi opere d’arte.


Il filtro diventa quindi performance artistica. E in tanti stanno mettendo in pratica questa modalità anche su altri social visivi, come Snapchat e TikTok. 


Il museo su Instagram

José Guerrero, Emma Calvo e Irene Llorca hanno creato il CAM, Covid Art Museum, il primo museo d’arte al mondo dedicato a tutti i progetti creativi nati durante la pandemia. I tre giovani spagnoli, impiegati in agenzie pubblicitarie, hanno creato una pagina Instagram e hanno cominciato a ricevere materiale dagli utenti, fino a realizzare un sito per rendere il museo più istituzionale e “selezionare” le opere migliori.

Da marzo 2020 a oggi, il Covid Art Museum ha raccolto oltre 850 post che raccontano la pandemia, il coprifuoco, la clausura in casa, fino alle prime aperture e alle vaccinazioni di massa.


L’arte in diretta

La giornalista e conduttrice Sabrina Donadel ha fatto traslocare il suo format Private Collection”, in onda su Sky Arte e dedicato al mondo dei collezionisti internazionali, anche sulla piattaforma Instagram. 


“Ho subito compreso che la pandemia stava imponendo
l’esigenza di un nuovo linguaggio con lo scopo di tenere accesi i riflettori su ciò che accade nella scena artistica contemporanea. Così, nella primavera del 2020, dal mio account Instagram sono nate le dirette da casa dei collezionisti più importanti in Italia e nell’autunno dello stesso anno, fino a maggio 2021, ho realizzato ‘Una sera al museo’, visite speciali nei più importanti musei di arte contemporanea italiani, guidata dai direttori, sempre in diretta Instagram. Incontri con artisti e nuove forme di dialogo con i collezionisti trovano spazio in questi nuovi format che rimangono visibili sul mio profilo”, ha spiegato Donadel.


Scavalcare l’algoritmo

Michele Galli, pseudonimo di un artista torinese, ha scelto il nome di una patologia, “Glaucoma”, malattia che aggredisce la vista causando un restringimento della visione laterale prima di compromettere tutto il campo visivo, per intitolare un suo progetto su Instagram. Un progetto che si oppone alla censura dell’algoritmo social contro l’immagine di nudità, di fatto aggirando lo stesso algoritmo e dando vita a delle performance artistiche. 

Nel profilo Instagram @socontemporaryattraverso un intervento grafico sulle riproduzioni di famose opere d’arte, non vengono coperti capezzoli, genitali o glutei ma tutto il resto. Isolando la nudità, agendo su di essa con una sorta di glaucoma razionale, si annulla così algoritmo. Che, senza contesto, viene spiazzato e in un certo senso deriso. 

Togliendo all’algoritmo il contesto, infatti, lo si priva della possibilità di riconoscere il nudo. E quindi si sconfigge la censura dell’arte proprio usando l’arte. Non a caso, il progetto a breve potrebbe passare dal virtuale all’offline di una galleria.