L'editoria non è morta, viva l'editoria

L'editoria non è morta, viva l'editoria

Il fermento del mondo editoriale italiano non si vede solo nelle scelte relative alle pubblicazioni di libri, ma anche nell’esplorazioni di segmenti di mercati limitrofi, per tenersi aggiornati sulle novità culturali più interessanti.

30/05/2022 , tempo di lettura 5 minuti

Sono passati più o meno cinquecento anni da quando l’editoria moderna è nata: cinque secoli in cui ne ha viste di tutti i colori ed è stata data molte volte per spacciata – cavandosela sempre. 

Volendo riflettere sull’editoria e sulla sua storia, ci si può rendere velocemente conto che non è possibile fare libri senza fare investimenti. E che, al di là di guadagni e perdite, le modalità in cui l’editoria sta sul mercato rimangono una cartina di tornasole piuttosto accurata del rapporto tra la nostra società e la cultura. 

Perché il fermento del mondo editoriale italiano non si vede solo quindi nelle scelte relative alle pubblicazioni di libri, ma anche nell’esplorazioni di segmenti di mercati limitrofi, in grado di permettere agli editori di sperimentare nuove strade e tenersi aggiornati sulle novità culturali più interessanti. 


Fare soldi con i libri (o almeno provarci)

L’Associazione Editori Italiani ha recentemente pubblicato un report sull’andamento del mercato editoriale italiano nell’ultimo biennio: il 2020 è stato un buon anno per l’editoria nostrana (complice anche il periodo eccezionale) e il 2021 ha comprovato il trend. Qualche numero che lo attesta: l’editoria italiana si è confermata sesta a livello mondiale con un valore stimato in 3 miliardi di euro, sono state vendute oltre 115 milioni di copie (18 milioni in più del 2020) e anche il numero degli editori è in aumento, passando a 5.153, con circa 300 unità in più rispetto ai dodici mesi precedenti. 

Insomma: l’editoria è un settore vivace e ancora vitale del nostro tessuto economico, in grado di mobilitare un gran numero di attori (e di venditori: i librai in Italia sono poco meno di 4.000) e di mostrarsi anche in controtendenza.


Cosa fa un editore? 

Libri, in teoria. In pratica, le cose sono più complicate di così. Il libro continua certamente a essere la colonna portante delle attività degli editori, che tuttavia si stanno occupando sempre più anche di altre cose. Ci sono gli audiolibri ad esempio, che nel 2021 hanno subito un’impennata nelle pubblicazioni del 37% . Molte case editrici stanno poi cavalcando il trend dei podcast, come il Saggiatore con il progetto Voci o il gruppo Mauri Spagnol con l’accordo siglato con la piattaforma podcast Storielibere. Anche le riviste sono un’importante fetta delle attività degli editori, come dimostra “Sotto il vulcano” di Feltrinelli o la rivista “Cose spiegate bene” realizzata da Iperborea in collaborazione con Il Post. 


L'elefante nella stanza

Tra i settori editoriali più in crescita c’è la varia, quel genere di pubblicazione che non è né saggistica né narrativa ma che tocca i temi più svariati. Nel 2021 ha avuto una crescita stimata tra il 13 e il 16%, dovuta probabilmente al fatto che nella varia vengono spesso categorizzati i libri scritti dagli influencer e il peso che questi hanno nelle strategie delle case editrici. Per esempio, il libro di ricette “Cucina botanica” di Carlotta Perego, pubblicato da Gribaudo nel 2020, ha nel frattempo ha venduto oltre 100.000 copie. Ma funzionano anche i romanzi, come quello di Camilla Boniardi (in arte Camihawke) che con “Tutto il resto dei miei sbagli” è stata prima nella classifica delle vendite per alcune settimane, vendendo oltre 32.000 copie nei primi 15 giorni dalla pubblicazione.

C’è chi storce il naso guardando a questi numeri e ai relativi successi. Ma l’editoria ha sempre avuto un rapporto stretto con i cambiamenti della società, non necessariamente virtuosi: non possiamo certo simpatizzare con la tendenza di certi editori dell’Ottocento di sfruttare i cavilli legali per sottoporre i loro autori a condizioni di lavoro tremende, eppure senza di queste forse non ci sarebbero opere come “Il giocatore” di Dostoevskij. Perché l'editoria arriva alla letteratura percorrendo spesso strade impreviste.

Per esplorare lo spazio ampio in cui si muove l’editoria abbiamo progettato un percorso di sei mesi, per imparare come si fanno i libri di oggi e (soprattutto) domani.

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