Il life design come bussola per guidare l'evoluzione continua nel lavoro e nella vita

Il life design come bussola per guidare l'evoluzione continua nel lavoro e nella vita

Il metodo ideato a Stanford e ispirato al design thinking è uno strumento efficace per progettare la nostra carriera, sfruttando tutto il potenziale della "vita in beta permanente", affermano Laura Zanfrini e Francesca Parviero

20/05/2021 , tempo di lettura 3 MINUTI
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“Cosa vuoi essere?”.
“Cosa vuoi diventare?”.
Comincia con queste due domande il video in cui Bill Burnett e Dave Evans raccontano che cos’è il life design, cioè un’applicazione del design thinking alla progettazione della propria vita professionale o, volendo, anche personale. Secondo i due esperti della d.school di Stanford tramite questo metodo, sfruttando un approccio simile a quello dei designer che progettano un nuovo prodotto o servizio, possiamo progettare o riprogettare il nostro percorso futuro.

“Usare il life design significa dare a tutti la possibilità di proiettarsi nel futuro, con la consapevolezza che il lavoro sta cambiando - spiega Laura Zanfrini, Ceo di Zala Consulting, e docente insieme con Francesca Parviero, del corso Life Design: riprogetta la tua vita, dai spazio ai tuoi talenti -. Significa fornire alle persone, così come alle organizzazioni, strumenti per creare o crearsi dei percorsi professionali nelle quali le persone, nella loro interezza e complessità, sono messe al centro”.

Non si smette mai di crescere

“Il punto di partenza - afferma Francesca Parviero, che è coach certificata e ambassador del metodo Designing Your Life - è che nella vita non smettiamo mai di crescere. Come ha scritto Reid Hoffman, co-fondatore di Linkedin, oggi ‘viviamo in beta permanente’. Può sembrare un’espressione piuttosto ‘di marketing’, ma la considero un’immagine efficace perché evidenzia che siamo in continua evoluzione”.

Il life design diventa perciò uno strumento per gestire e accompagnare questo continuo sviluppo della persona: “È, in un certo senso, un metodo che ci aiuta a tracciare una rotta, a individuare un orientamento - spiega Zanfrini - e anche a modificarlo passo passo, se le condizioni cambiano. Non a caso partiamo dai vincoli che abbiamo, cercando di costruire dei percorsi adatti al mondo complesso nel quale viviamo, creando, una dopo l’altra delle tappe che, a loro volta, ci sono utili per disegnare il percorso che vogliamo fare”.

Immaginare il nostro prossimo sé

Il life design è anche uno strumento di meta-formazione: “L’offerta formativa che abbiamo a disposizione oggi è molto ampia - aggiunge Zanfrini - e in questo modo ci mettiamo nella condizione di sviluppare un metodo per apprendere nuove competenze e per mantenere la voglia di farlo. Potremmo considerarlo uno stimolo strutturato alla progressione, non solo pensando in termini di carriera verticale - quindi una promozione o un incremento delle proprie responsabilità - ma proprio in termini di coltivare la propria ‘employability’ e quindi di ‘immaginarsi’, anche un po’ in anticipo con i tempi e il mercato, nel nostro prossimo ruolo professionale o in una evoluzione di quello attuale”.

Guardarsi con occhi diversi

Una tipica sessione di life design parte dalla contestualizzazione e attraverso esercizi e attività di condivisione e confronto tra i partecipanti oppure individuali, come la costruzione di una sorta di diario, aiuta i partecipanti a costruire il proprio progetto personalizzato riguardo alla vita professionale che si desidera. “È importante sottolineare - spiega Parviero - che si parte da aspetti, fatti, elementi che esistono già nella nostra vita. Non è tanto un costruire da zero, ma più imparare a guardare l’esistente con un’ottica diversa. Lavorando insieme ad altre persone questo diventa più semplice perché confrontandoci riusciamo a vederci più facilmente con gli occhi degli altri e non solo con i nostri, che talvolta si fossilizzano su alcune prospettive, escludendone del tutto altre che invece possono essere assolutamente efficaci e degne di essere valorizzate”.