Reportage a fumetti: quando il giornalismo incontra il racconto per immagini

Reportage a fumetti: quando il giornalismo incontra il racconto per immagini

Il giornalista Marco Rizzo ci racconta il suo lavoro con il disegnatore Lelio Bonaccorso e ci spiega perché il graphic journalism sia il linguaggio del futuro.

Marco Rizzo
Marco Rizzo
02/05/2022 , tempo di lettura 3 minuti

Insieme al disegnatore Lelio Bonaccorso, Marco Rizzo è il nostro docente del corso "Giornalismo a fumetti. Scrivere e proporre un progetto di graphic journalism".  
Giornalista professionista e scrittore siciliano, autore di saggi e inchieste, è tra i nomi italiani più rappresentativi nel filone del graphic journalism, è editor e traduttore per Panini Comics e pubblica opere di impegno civile con Feltrinelli Comics, BeccoGiallo, Tunué. 


"Salvezza": un reportage a fumetti

In questi anni ho avuto il piacere di mescolare la mia passione per i fumetti con il mio mestiere di giornalista.

Questo mi ha permesso di poter raccontare alcune vicende, alcuni temi, alcune storie che mi stanno molto a cuore usando un linguaggio potentissimo, universale, addirittura primitivo o atavico, come diceva Umberto Eco, perché si basa sul racconto in sequenza per immagini


Un esempio di reportage a fumetti o graphic journalism firmato dal sottoscritto e dal disegnatore Lelio Bonaccorso è “Salvezza”. Questa graphic novel, edita da Feltrinelli, ha visto me e Lelio salire a bordo di una nave di soccorso, la Aquarius, come due giornalisti. 

Se volessimo semplificare, io ero il giornalista e Lelio l’operatore, ma sarebbe ingiusto ridurre a questo il suo lavoro, perché il disegnatore ha un ruolo molto attivo e molto legato anche al proprio sentimento e a quello che percepisce, che poi trasmette attraverso l’arte e il disegno. 


Siamo stati a bordo dell’Aquarius per venti giorni, durante i quali abbiamo assistito ad alcune operazioni di soccorso e abbiamo potuto vedere come lavorano i soccorritori. 
Molto spesso le persone tratte in salvo facevano fatica a parlare, ad aprirsi e a raccontare le loro esperienze. Lelio è riuscito a rompere quel muro di sfiducia e paura di chi fuggiva dalla Libia facendo dei ritratti, trasformandolo quasi in un momento di gioco. 

Dopo questi momenti, in cui ci si ritrovava anche a sorridere dei ritratti e delle interpretazioni di Lelio delle persone soccorse, queste si aprivano e cominciavano a raccontare, senza nemmeno bisogno che fossero poste domande, quello che avevano vissuto in Libia e durante il viaggio. 


Ecco, questo legame tra passione, sentimento, empatia e giornalismo è una delle cose che rende grande il graphic journalism e che lo farà diventare, potenzialmente, uno dei grandi linguaggi del futuro

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