Ridurre l’Iva per salvare il mercato delle opere d’arte: la proposta tedesca che piace alle gallerie

Ridurre l’Iva per salvare il mercato delle opere d’arte: la proposta tedesca che piace alle gallerie

Il mercato dell’arte è stato fortemente colpito dalla crisi innescata dalla pandemia. La Germania ha proposto di ridurre l’aliquota Iva sulle opere d’arte e le associazioni di settore chiedono al ministro Franceschini di appoggiare la richiesta.

22/06/2021 , tempo di lettura 3 MINUTI
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Cinema e teatri serrati, musei e gallerie d’arte chiusi, i simboli del patrimonio culturale italiano inaccessibili ai visitatori se non attraverso tour virtuali in streaming. Il settore della cultura e dell’arte ha pagato a caro prezzo la pandemia di Covid-19 e, adesso che grazie alla campagna vaccinale si comincia a intravedere la luce in fondo al tunnel, serve uno sforzo in più da parte di tutti per cercare di dare una mano a chi, nonostante le difficoltà e le casse vuote, è riuscito a rimanere in piedi, reinventandosi. Questa mano l’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea (ANGAMC) la chiede al Governo e soprattutto al ministro della Cultura, Dario Franceschini. Come? Chiedendogli di appoggiare la riduzione dell’Iva sulle opere d’arte proposta dalla Germania in sede europea. Un sì che potrebbe cambiare le sorti di moltissime gallerie, consentendo loro di continuare a sopravvivere dopo lo tsunami Covid-19. 

La proposta tedesca 

In base ai dati forniti dall’associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, solo tra marzo e maggio 2020 - durante il primo lockdown - il 40% delle gallerie italiane avrebbe visto il proprio fatturato ridursi di oltre il 70%, mentre a livello internazionale nel 2020 le vendite sarebbero calate in media del 36% nonostante l’esplosione dell’e-commerce (dati Art Basel). Ad incidere sul crollo dei ricavi è stato anche lo stop alle fiere d’arte che nel 2019 avevano contribuito a quasi la metà (il 46% per la precisione) delle entrate delle gallerie.

In virtù di questi dati, lo scorso 18 maggio la ministra della Cultura tedesca, Monika Grütters, ha presentato al Consiglio dell’Unione Europea una proposta che prevede di rivedere la Direttiva Iva (2006/112/CE) allo scopo di consentire l’applicazione di aliquote Iva ridotte sul commercio di opere d’arte, dando così respiro a un settore che negli ultimi 15 mesi è stato pesantemente colpito dalla pandemia. Ad oggi, infatti, la normativa prevede che l’Iva ridotta al 10% possa essere applicata solo alle cessioni effettuate dall’autore dell’opera (dai suoi eredi o legatari) e alle importazioni di opere d’arte dall’estero. In tutti gli altri casi si applica invece l’aliquota Iva ordinaria, pari al 22% del prezzo di vendita. 

I benefici dell’Iva ridotta 

Secondo gli addetti ai lavori, il via libera all’Iva ridotta non solo permettere di rafforzare il mercato dell’arte europeo “che attualmente è schiacciato tra quello statunitense e cinese, che guidano il settore con rispettivamente il 42% e il 28% della quota di mercato (l’Italia è sotto l’1%)”, spiega l’ANGAMC, ma rappresenterebbe anche un utile strumento di politica culturale “che anche in passato ha contribuito a dare fiato all’ingegno e alla creatività del mondo della cultura e a rendere accessibile l’arte a un vasto pubblico”, continua l’associazione. 

A beneficiare dell’aliquota Iva agevolata sarebbe l’intera filiera, partendo dagli artisti e arrivando fino agli editori e alle gallerie. Queste ultime, in particolare, avrebbero la possibilità di superare le difficoltà attuali e provare a modificare le stime secondo cui nei prossimi anni il 45% delle gallerie italiane potrebbe essere costretto a chiudere o a emigrare all’estero per sopravvivere, un’eventualità che si ripercuoterebbe negativamente anche sugli artisti italiani. 

ANGAMC ricorda che “sono le gallerie a scoprire gli artisti e a investire nel loro posizionamento sul mercato, e sono le gallerie a resistere all’Amazonizzazione del commercio dell’arte, e a valorizzare l’arte, anziché consumarla”, si legge nella lettera indirizzata al ministro Franceschini. 

L’appello a Franceschini 

L’ANGAMC, facendosi portavoce delle oltre 200 gallerie d’arte associate, ha chiesto dunque al governo italiano di appoggiare in sede europea la proposta tedesca e di fare la sua parte affinché l’applicazione di un’aliquota Iva agevolata sul commercio dell’arte diventi realtà. “Con la riduzione dell’aliquota Iva, le gallerie d’arte potrebbero porre parziale rimedio alle difficoltà che stanno vivendo”, spiega l’associazione al ministro della Cultura, sostenendo che la riduzione delle aliquote Uva sul commercio dell’arte “darebbe ossigeno alla ripresa economica dopo la crisi determinata dalla pandemia. (...) Per tutte le ragioni esposte finora, auspichiamo che il Governo italiano possa sostenere la proposta del Governo tedesco, e collaborare in ambito europeo verso l’applicazione di un’aliquota IVA agevolata sul commercio dell’arte”, conclude la lettera.