Arte e Nft: come funziona il mercato delle copie digitali

Arte e Nft: come funziona il mercato delle copie digitali

Si chiamano Non Fungible Tokens, ovvero “certificati di autenticità digitale”. A marzo si è tenuta la prima asta milionaria battuta da Christie’s. E ora il governo italiano punta a regolamentare quella che sembra una rivoluzione

26/06/2021 , tempo di lettura 6 minuti
Immagine

Dal 1 maggio 2007 al 7 gennaio 2021, l’americano Mike Winkelmann, in arte Beeple, ha postato online ogni giorno una sua nuova illustrazione artistica digitale. Oltre sette anni e mezzo di lavoro per un totale di 5mila pezzi. Che, una volta raggruppati tutti nello stesso file, hanno dato vita a un maxi jpg – 21.069 pixel x 21.069 pixel – intitolato “Everydays: the first 5000 days”. È stata questa, l’11 marzo 2021, la prima opera mai battuta all’asta sotto forma di NftNon Fungible Tokens, ovvero “certificati di autenticità digitale”. E a farlo è stata la più grande casa d’aste al mondo, Christie’s.


Il prezzo a cui l’acquirente si è aggiudicato il “gettone crittografico” che assicura univocamente la proprietà del contenuto è stato di oltre 69 milioni di dollari (69.346.250, per la precisione), equivalenti a poco più di 58 milioni di euro. Una cifra enorme che ha reso in un solo colpo Beeple il terzo artista vivente per prezzo di vendita di una singola creazione. L’acquirente è Metakovan, lo pseudonimo del crypto-tycoon con base a Singapore che ha fondato Metapurse, il più grande fondo Nft al mondo.


Ma come funzionano gli Nft? In pratica, non si acquisiscono diritti d’autore, brand o la proprietà esclusiva di ciò che si compra, ma si fa proprio il diritto che la copia di un artefatto digitale, ma replicabile, è quella autentica.


Un mercato in crescita

Christie’s ha proseguito poi su questa strada, vendendo cinque copie digitali di opere di Andy Warhol per oltre 3,3 milioni. In questo caso, i certificati che attestano l’unicità (attraverso la blockchain) e l’autenticità della riproduzione digitale venduta erano stati creati in collaborazione con la Andy Warhol Foundation. Si trattava in pratica delle versioni digitali di opere d’arte realizzate da Warhol negli anni Ottanta, recuperate dai floppy disc.


Ma il mercato degli Nft non si è fermato a Warhol, ampliandosi anche a copie di oggetti da collezione, fotografie e opere d’arte, ottenute soprattutto sui marketplace che accettano criptovalute. E ci sono veri e propri
 siti nati per questo tipo di compravendite. 


Un mercato già milionario. Che offre grandi opportunità, ma anche grandi rischi – fa notare La Stampa. Queste compravendite di Nft avvengono ad esempio anche per capolavori italiani di Leonardo, Michelangelo, Piero della Francesca, Raffaello o Tiziano senza che lo Stato italiano (che è di solito il titolare unico dei diritti di queste opere) ci guadagni un euro.


Alcuni musei, come gli Uffizi, la Pinacoteca d Brera o la Galleria dell’Accademia di Venezia, si sono accordati singolarmente con una società che vende Nft, la Cinello. E celeberrima è stata la vendita recente del Nft del Tondo Doni a 240mila euro lordi. 


Ma ora l’Italia pensa di regolare il mercato“Gli Nft sono emersi da poco”, ha spiegato il ministro della Cultura Dario Franceschini. “Fino a poco fa nessuno ne conosceva bene le potenzialità. Noi emaneremo presto delle linee guida per i musei, che finora si sono mossi singolarmente. E contemporaneamente stiamo studiando come dare indicazioni, anche attraverso future gare d’appalto, per garantire la massima trasparenza e le massime entrate per lo Stato. Bisogna capire come tutelare l’interesse pubblico: non daremo l’esclusiva. C’è poi una novità, stiamo per creare un nuovo Museo nazionale dell’arte digitale”.


Millennial in testa

A testimoniare l’innovativa portata delle aste Nft sono anche i dati rilevati da Christie’s in merito all’identità degli offerenti della prima asta battuta. Il 58% è infatti risultato appartenente alla generazione dei Millennial, il 33% alla generazione X e il 6% alla generazione Z. I boomer (57-75 anni) invece non hanno superato il 3%. 


Inoltre, il 91% è stato classificato come “nuovo acquirente”. Il che indica come la nuova modalità di vendita sia stata capace di rivolgersi a un segmento di mercato molto diverso e più giovane rispetto a quello delle consuete aste tradizionali. “Stiamo assistendo all’inizio di un nuovo capitolo della storia dell’arte, l’arte digitale”, ha detto Beeple. “Questo tipo di lavoro ha la stessa sapienza, messaggio, fascino e intenzione di qualsiasi altra realizzata su tela”.