Che cosa serve alla scuola del futuro

Che cosa serve alla scuola del futuro

La scuola del futuro, che opera in una società complessa, non è solo tempo pieno, ma è soprattutto relazioni ed esperienze che "riempiono" il tempo trascorso a scuola.

26/12/2020 , tempo di lettura 3 MINUTI

Come può essere la scuola in una società complessa? Di cosa ha bisogno per essere in grado di dare spunti e stimoli adeguati a bambini e ragazzi, futuri adulti, già abitanti di un mondo complesso?

Se lo chiede su Internazionale Franco Lorenzoni, maestro elementare e fondatore di un centro di sperimentazione educativa, la “Casa-laboratorio di Cenci”, ad Amelia, in provincia di Terni.


Oggi Dad, domani tempo pieno?

In questi mesi, a causa della pandemia, abbiamo vissuto e visto in modo ancora più stridente i limiti e i problemi strutturali della scuola italiana, a cui si sono sommati il digital divide di istituti e famiglie e la difficoltà in termini di impostazione e attenzione del fare lezione a distanza.

Ora, in vista dell’arrivo dei fondi del piano Next Generation EU, lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato una riforma, il cui perno dovrebbe essere l’introduzione in tutta Italia del tempo pieno per “poter dare effettiva possibilità alle famiglie – e soprattutto alle donne – di inserirsi nel mercato del lavoro”.

In realtà, le norme a riguardo esistono dal 1962 e solo dal 1971 sono state parzialmente applicate, a discrezione delle scuole, e in particolare sono state rese operative soprattutto nelle regioni del Nord.


La vera domanda è: come impiegare il tempo?

Ma al di là del tempo trascorso a scuola, Lorenzoni sposta correttamente l’attenzione sul come questo tempo sarà impegnato da allievi e docenti, riassumendo in sette punti le idee che dovrebbero guidare la riforma della scuola.

Uno dei più interessanti è il fatto che la scuola possa essere un luogo più democratico delle case: un luogo pubblico, accessibile a tutti e che offre gli stessi stimoli a tutti, che permette confronto e scambio è un luogo dove i ragazzi possono immaginare e scegliere come costruire il proprio futuro. Lo stesso vale per le mense: le disparità economiche colpiscono bambini e ragazzi, che insieme alle loro famiglie vivono in condizioni di povertà. Sono perciò luoghi da ripensare per dare sostegno materiale e contrastare l’abbandono scolastico, ma anche per creare una cultura alimentare sana, che insegni ad avere cura della propria salute fisica e mentale. Un servizio, che come notava qualche tempo fa il sociologo Francesco Billari, ha un costo che deve essere inteso come un investimento a beneficio delle generazioni più giovani e del futuro della nostra società.


La scuola e le sue relazioni

La scuola è anche un intreccio tra educazione formale e informale, come evidenziato anche dalla relazione 2020 di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione della Commissione Ue: il tempo pieno potrebbe perciò contenere anche stimoli diversi dalla lezione tradizionale, su saperi pratici vecchi e nuovi, sull’esplorazione del mondo e dei linguaggi propri dei più giovani.

La relazione con il mondo si può trovare in questo modo e si può unire al rapporto con il territorio - tema sul quale sono in corso diverse sperimentazioni, come quelle promosse da Indire, l’Istituto nazionale di documentazione innovazione e ricerca educativa - in cui si trova la scuola. Gli edifici scolastici, oltre al fatto che devono essere resi sicuri e agibili per poter diventare dei luoghi in cui poter vivere adeguatamente l’esperienza scolastica, devono anche essere pensati per essere dei punti di riferimento dei centri in cui si trovano, superando quella separazione netta che ha caratterizzato tante esperienze, magari anche positive dal punto di vista educativo, rendendo le scuole dei luoghi isolati rispetto a ciò che le circondava.


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