Emoji, come è cambiato il loro uso

Come cambia l’uso delle emoji di generazione in generazione

La faccina che piange dalla risate, molto usata dai Millennial, non è più in voga nella generazione Z. Tra i più giovani si fa un uso creativo e non letterale delle emoji, che mutano così come muta la lingua

26/02/2021 , tempo di lettura 3 minuti

Cattive notizie per chi usa spesso l’emoji che piange dalle risate. È passata ormai di moda.


Nelle ultime settimane, due generazioni esperte di Internet – Millennial contro Generazione Z – si sono scontrate in video e commenti su TikTok sui tratti distintivi della cultura Millennial ritenuti ora poco cool dalla Gen Z. L’elenco include i jeans aderenti, la riga dei capelli di lato e anche la popolare emoji che ride e piange e che in tanti usano centinaia di volte al giorno. 


L’evoluzione tra generazioni

L’emoji che piange dalle risate è tuttora la più usata e abusata al mondo secondo Emojitracker, il sito web che mostra l’uso di emoji in tempo reale su Twitter. Tanto da finire in cima alla lista di Emojipedia, l’enciclopedia delle emoji, per tutto il 2020. Come spiega alla Cnn la linguista Gretchen McCulloch, autrice di “Because Internet: Understanding the New Rules of Language”, l’emoji è “vittima del suo stesso successo. Se per anni e anni la risata digitale viene rappresentata sempre allo stesso modo, a un certo punto comincia a sembrare non sincera”.


Per i giovani della Generazione Z, la risata con lacrime, insomma, è solo fonte di imbarazzo. Anche un’emoji simile, quella inclinata, chiamata “Rolling on the Floor Laughing”, non è più in voga. Meglio usare un teschio (sinonimo figurato di “I die”, “Mi fa morire [dalle risate]”) oppure l’emoji che piange e basta (Loudly Crying Face), segno di una emozione ancora più travolgente. O ancora l’acronimo LOL, che sta per laughing out loud (ridere ad alta voce). E per i più esperti, c’è anche LMAO, che sta per “Laughing my, well, you probably know the rest”, “sto ridendo, beh, probabilmente conosci il resto”.


Le generazioni più anziane, inoltre, tendono a usare gli emoji letteralmente, mentre i più giovani diventano più creativi, ha spiegato Jeremy Burge, chief emoji officer di Emojipedia. Diversi rappresentanti della Generazione Z hanno spiegato alla Cnn Business che a loro piace assegnare i propri significati alle emoji, che poi si diffondono agli altri nella loro coorte attraverso i social media. Simboli non letterali, quindi, che vanno interpretati. Ad esempio, per indicare la goffaggine, usano l’emoji della persona che indossa un cappello da cowboy. Oppure quella di una persona che sta in piedi.


Le immagini cambiano di senso, subiscono associazioni libere, si piegano a uno spettro semantico personalizzato che diventa d’uso comune solo all’interno di un range d’età. 



Emojitaliano

Nel 2017, la casa editrice Apice Libri ha pubblicato la prima traduzione integrale in emoji di un testo letterario italiano, “Pinocchio in Emojitaliano”, riportando il testo di Collodi originale con quello in emoji a fronte. Un vero e proprio codice artificiale che è stata una prima sperimentazione. 


Francesca Chiusaroli, docente di linguistica all’Università di Macerata, tra gli autori del testo, ha fondato il progetto Emojitaliano e sta proseguendo da allora nella “traduzione” di altre opere e nella raccolta di accostamenti di simboli che creano un significato d’uso comune. “In rete, si parla molto delle capacità degli emoji di essere potenzialmente una nuova lingua”, ha spiegato. “Sottolineo potenzialmente, perché una lingua non esiste senza una grammatica e una sintassi e non basta un repertorio visivo per fare degli emoji una lingua”. Gli emoji “forniscono però una base a partire dalla quale, ad esempio, il progetto Emojitaliano ha poi costruito una grammatica e una sintassi semplificati. Per questo, possiamo dire che se gli emoji un repertorio di simboli, Emojitaliano è la lingua degli emoji”.


E così come si evolve la lingua, di generazione in generazione cambiano anche le emoji. I significati delle parole subiscono con il tempo mutamenti più o meno percettibili e nel tempo si distinguono i vocaboli in uso da quelli desueti, coniando neologismi e nuove espressioni. Lo stesso avviene con le emoji: nuove faccine, simboli e immagini vengono aggiunte ogni anno al catalogo, mentre alcune passano di moda. Come la faccia che piange dalle risate.

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