Come ha fatto l’economia cinese a crescere nel 2020

Come ha fatto l’economia cinese a crescere nel 2020

Il Prodotto interno lordo di Pechino nel 2020 è aumentato del 2,3% in termini reali. A spingere la ripresa, sono state le esportazioni e gli investimenti. E aver intercettato il virus prima degli altri ha aiutato. Ma sono aumentate le disuguaglianze

24/01/2021 , tempo di lettura 4 minuti

Nell’anno orribile della pandemia, la Cina è l’unico Paese sviluppato al mondo a chiudere il 2020 con l’economia in crescita anziché in calo, stando ai dati dell’Istituto nazionale di statistica. Il Prodotto interno lordo di Pechino nel 2020 è aumentato del 2,3% in termini reali, cioè al netto delle fluttuazioni dei prezzi.

La Banca Mondiale ha scritto che l’economia cinese «si è normalizzata più velocemente del previsto, grazie a strategie di controllo della pandemia efficaci, a leggi forti e a esportazioni ottimiste». Gli effetti del Covid-19, intercettato in una fase iniziale, sono stati quindi contenuti grazie alle misure messe in campo dal governo. Ed esportazioni e investimenti hanno guidato poi la ripresa.


La curva cinese

Da gennaio a marzo 2020, nel pieno del contagio, l’economia cinese ha accusato la sua prima crescita negativa su base trimestrale dal 1992. In seguito, però, la produzione ha ripreso quota. Fino alla performance più che positiva di chiusura anno: da ottobre a dicembre 2020 il Pil cinese è cresciuto del 6,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un balzo maggiore di quello da luglio a settembre (+ 4,9%).


Novembre è stato il mese migliore, quando la produzione industriale è aumentata del 7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e del 6,9% rispetto al mese di ottobre. Soprattutto grazie alle esportazioni, che sono aumentate del 21,1% rispetto allo stesso periodo del 2019, in particolare per via del boom della vendita di dispositivi di protezione individuale e di vari articoli legati alla pandemia.


Esportazioni e consumi

Come ha spiegato ad Axios Kai-Fu Lee, amministratore delegato di Sinovation Ventures, le aziende cinesi stanno recuperando il tempo perduto durante il lockdown, sfruttando anche la produttività ridotta degli altri Paesi. Una spinta che si spiega anche con le misure straordinarie introdotte dal governo di Pechino, come i tassi agevolati sui prestiti e l’esenzione dalle tasse in alcuni settori.


Ma questo risultato ha un rovescio della medaglia. Come scrive il quotidiano tedesco Die Tageszeitung, nel Paese «è aumentata la disparità tra ricchi e poveri» e «il reddito disponibile delle famiglie cinesi è cresciuto più lentamente rispetto al Pil». consumi interni, infatti, non sono cresciuti agli stessi livelli dell’economia e restano ancora al di sotto dei livelli precedenti alla crisi. Inoltre «è aumentato il divario tra le città e la campagna: il reddito dei centri urbani è tre volte quello delle zone rurali».


Geopolitica

In parallelo, intanto, Pechino continua a muoversi per rafforzare il proprio potenziale economico, anche per tamponare la guerra commerciale in corso con gli Stati Uniti.

Il 30 dicembre Cina e Ue hanno annunciato la conclusione dei sette anni di negoziati volti alla definizione del Comprehensive Agreement on Investment (Cai), un accordo che si propone di fornire un unico framework legale agli investimenti tra le due parti, andando a sostituire gli accordi bilaterali in vigore.


Da qualche anno, poi, Pechino ha promosso la cosiddetta “Belt and Road Initiative”, la famosa “Via della Seta”, un enorme progetto di realizzazione di infrastrutture finanziate dalla Cina in altri Paesi asiatici e anche in Europa.


Senza dimenticare il Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep), il trattato firmato a metà novembre tra 15 Stati della regione Asia-Pacifico che stabilisce nuove regole sul commercio di beni e servizi e sugli investimenti transfrontalieri. 


Ma va considerata anche la crescente influenza della Cina in Africa. Durante il summit speciale sulla cooperazione Cina-Africa in materia di lotta alla pandemia, il presidente cinese Xi Jinping ha sottolineato la necessità di lavorare insieme al continente africano per contrastare la diffusione del virus e promuovere la cooperazione sino-africana. All’inizio del 2021, la visita effettuata dal consigliere di Stato e ministro degli Esteri cinese Wang Yi in cinque Paesi africani ha mostrato nuovamente al mondo l’impegno della Cina in Africa.


Previsioni per il 2021

Gli esperti hanno stimato che l’economia cinese continuerà a crescere anche nel 2021. Secondo quanto riporta Axios, a fine 2021 l’economia cinese sarà cresciuta del 10,6% rispetto all’inizio del 2020.


Sulla base delle previsioni dell’agenzia di rating Fitch, inoltre, i consumi cinesi aumenteranno anche nella seconda metà del 2021, man mano che crescerà il numero delle persone vaccinate. 


Va considerato però che anche Pechino, come tutti gli altri Paesi del mondo, quest’anno ha accumulato molto debito per far fronte alla crisi pandemica. Nell’ultimo anno, il debito complessivo della Cina (privato e pubblico) ha superato il 300% del Pil. Ecco perché per l’anno prossimo gli economisti si aspettano che la Cina frenerà le proprie politiche di espansione economica. Cosa che potrebbe, almeno in parte, frenare anche l’accelerazione nella crescita.