Come scrivere del cambiamento climatico con un approccio globale

Come raccontare il cambiamento climatico con un approccio globale

La crisi ambientale è un problema dell'intero pianeta e ha bisogno di un lavoro giornalistico che sappia raccontare l'aspetto scientifico, le implicazioni sociali ed economiche e contribuisca a tutelare la "giustizia climatica" verso le popolazioni più esposte, scrive la Columbia Journalism Review

12/08/2021 , tempo di lettura 3 MINUTI
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Mentre risuonano nelle nostre orecchie gli impressionanti risultati del rapporto dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) delle Nazioni Unite, pubblicato all’inizio della settimana, è interessante chiedersi quali sono, dal punto di vista giornalistico, gli elementi di un efficace reportage sulla crisi climatica, che vada oltre gli allarmismi e contribuisca a far comprendere ai cittadini la rilevanza del problema?

Un approccio globale 

In primo luogo c’è indubbiamente l’aspetto scientifico da approfondire e rendere comprensibile a lettori e/o ascoltatori, ma ci sono anche notizie che superano la cronaca degli eventi - incendi, uragani, alluvioni, siccità o innalzamento del livello del mare - e che toccano altre sfere, come quelle sociali ed economiche per esempio, che hanno ugualmente ricadute a lungo termine e necessitano di essere raccontate. In sintesi, è necessario lavorare con un approccio globale alla questione. 

Lo stesso metodo di lavoro adottato dall’Ipcc si articola in tre filoni, curati da altrettanti gruppi di lavoro: il primo indaga appunto gli aspetti scientifici del fenomeno, il secondo si occupa delle vulnerabilità socio-economiche collegate al cambiamento climatico e il terzo lavora sui metodi per ridurne l’impatto. Dal punto di vista giornalistico, questa tripartizione può essere un riferimento utile per immaginare contenuti e prodotti giornalistici in grado di raccontare in modo appropriato e adeguatamente sfaccettato che cosa comporta - vicino e lontano da noi - il cambiamento climatico. 

Unire i puntini

La NPR, il network pubblico di oltre 900 stazioni radio degli Stati Uniti, in un pezzo dedicato alla formazione dei reporter, sottolinea come la parte importante del lavoro dei giornalisti sia proprio l’unire i punti e mettere in evidenza le connessioni tra gli eventi climatici, le possibile cause e soprattutto le conseguenze.

Per quanto riguarda il racconto dei fenomeni climatici, la NPR suggerisce per tutti quei casi in cui non esiste uno studio scientifico specifico di individuare un punto di riferimento affidabile che pubblichi report periodici e aggiornati sullo stato di salute del pianeta - come quello dell’Ipcc, negli Usa il National Climate Assessment o l’equivalente report europeo. In questo modo, il giornalista può partire nel suo lavoro di ricerca dai dati più aggiornati disponibili relativi al fenomeno e/o all’area della quale si sta occupando. 

Giustizia climatica

Un altro aspetto, che finora è stato almeno parzialmente trascurato, è la giustizia climatica: l’Onu la considera un’articolazione degli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile perché gli effetti del cambiamento climatico hanno un impatto maggiore proprio sulle popolazioni più povere e sui più giovani. In questo senso, l’idea è ampliare la trattazione sul cambiamento climatico allargando il focus dall’aspetto esclusivamente scientifico a una visione che consideri la protezione dell’ambiente e la limitazione degli effetti negativi della crisi ambientale come un diritto umano fondamentale.  

Giornalisticamente, come racconta un pezzo pubblicato dalla Columbia Journalism Review, parlare di giustizia climatica è una parte fondamentale della copertura del tema. Questo concretamente significa portare all’attenzione dell’opinione pubblica storie di persone o di comunità che pagano, dal punto di vista ambientale, scelte dannose per l’ecosistema fatte da aziende, governi o individui più facoltosi. In questo ambito è importante non focalizzarsi solo sul fatto che queste persone sono vittime, ma cercare di capire e far capire la complessità delle loro esperienze.

Ancora, dato che il pianeta è uno, le esperienze vissute su un’isola greca martoriata dagli incendi o da una città cinese colpita da un’alluvione sono significative per tutti e devono quindi essere proposte in una cornice che contrasti l’idea che si tratta di un problema “lontano”.

Coltivare la diversità 

È importante infine differenziare le fonti, all’interno del novero di esperti che il giornalista sceglie di consultare, in termini di genere, appartenenza etnica, esperienza - anche diretta - del fenomeno climatico raccontato. Questo per assicurarsi che di includere effettivamente il maggior numero di punti di vista sull’accaduto e non si limiti solo al punto di vista della classe, del paese o dell’etnia dominante.