Coniugare le scienze all’arte: il “metodo Leonardo” aiuta ad affrontare le sfide future

Coniugare le scienze all’arte: il “metodo Leonardo” aiuta ad affrontare le sfide future

È il risultato di una ricerca dell’Università di Edimburgo: insegnare a pensare da “polymath” permette ai ragazzi di affrontare questioni globali come il cambiamento climatico e la sicurezza alimentare

20/06/2021 , tempo di lettura 7 minuti
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Insegnare a pensare come Leonardo da Vinci aiuta i giovani ad affrontare le sfide del futuro, come il cambiamento climatico e la sicurezza alimentare. Lo dice una ricerca condotta dalle università di Edimburgo, Cambridge e del Sudafrica – pubblicata sulla rivista Curriculum Perspectives – che ha verificato come coniugando le scienze all’arte, come faceva il genio toscano del Rinascimento, gli studenti si preparino meglio ai problemi della vita reale. Il segreto è quello della “transdisciplinarità”, con un approccio radicalmente diverso all’educazione, che punta a porre l’arte allo stesso livello di materie come la matematica o la tecnologia.


“Se guardiamo ai fantastici progetti che Da Vinci ha prodotto, è chiaro che stava combinando diverse discipline per far progredire la conoscenza e risolvere i problemi”, spiega Pam Burnard, professore di arte, creatività e pedagogia all’Università di Cambridge. “Dobbiamo incoraggiare i bambini a pensare in modo simile perché gli adulti di domani dovranno risolvere i problemi in modo diverso a causa delle crisi che dovranno affrontare: in particolare quelle del clima, della sostenibilità e della precarietà della vita sulla Terra”.


Il metodo di studio a cui si guarda nella ricerca è quello dei cosiddetti “polymath” del Rinascimento, primo fra tutti Leonardo appunto, che travalicava i confini delle varie discipline in cerca di una conoscenza più profonda. “Volevamo stimolare la capacità di immaginazione come fece appunto Leonardo, non tanto nelle sue invenzioni, tipo le macchine da volo, quanto nel modo in cui lui osservava i fenomeni naturali. Ha fatto dei disegni molto significativi, ad esempio, sui turbini dell’acqua”, spiega Laura Colucci-Gray, professoressa in Scienze dell’educazione all’Università di Edimburgo.


Due esempi

I ricercatori hanno citato due esempi in cui gli studenti hanno beneficiato di un approccio transdisciplinare all’insegnamento.


Il primo riguarda un gruppo di adolescenti svantaggiati in Sudafrica, che hanno creato “opere d’arte di matematica”. Questo lavoro non solo ha aumentato la familiarità degli studenti con i principi matematici chiave, ma ha anche permesso loro di acquisire una migliore comprensione dell’importanza della matematica nelle loro vite. Un ragazzo di 16 anni, ad esempio, ha prodotto un’opera d’arte chiamata “L’uomo vitruviano stressato”, ispirata a “L’uomo vitruviano” di Da Vinci. Si tratta di uno studio sul corpo umano, ma ha generato anche un dibattito sui pericoli della costruzione di una società basata solo su principi matematici.


Il secondo esempio riguarda l’esperienza di Aberdeen, in Scozia, dove è stato dimostrato che gli alunni della scuola primaria hanno acquisito una migliore comprensione della protezione ambientale e della sicurezza alimentare dopo aver imparato a coltivare il cibo a scuola. I ricercatori hanno scoperto che la sopravvivenza delle piante è diventata in questo modo una esperienza personale per i bambini, anziché solo un concetto astratto insegnato loro in una lezione di scienze. Questo li ha portati a pensare a sfide correlate, come coltivare cibo a sufficienza per tutti in uno spazio limitato.


“Erano coinvolti nella cura degli orti, con una fase di osservazione sia scientifica sia artistica delle piante che facevano crescere. Attraverso il disegno, arrivavano a porsi domande più grandi - le piante soffrono? Pensano? Interagiscono? - con un’attenzione al dettaglio che ha stimolato la consapevolezza dei processi in corso e una maggiore acutezza nel fare le domande di carattere scientifico”, dice Colucci-Gray


Affrontare le sfide future

Di fronte a questioni complesse come il cambiamento climatico, occorre un “approccio alla conoscenza radicalmente diverso”, spiegano gli scienziati. Con un curriculum non più statico, ma “in divenire”, in risposta alle trasformazioni che definiranno le vite di coloro che oggi sono giovani o giovanissimi. 


Lo studio contribuisce all’ampliamento del dibattito attorno al concetto di educazione “Steam”, che reinserisce la “A” di “Arts” nell’acronimo dominante Stem – scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – per aiutare a colmare una lacuna di competenze critiche e capacità di problem solving di cui la società ha bisogno.


La ricerca raccomanda alle scuole di avere maggiore libertà nel determinare i metodi per raggiungere gli obiettivi fissati dai piani di studio, sollecitando gli insegnanti a prendere decisioni collettive su come coinvolgere al meglio gli studenti su temi unificanti come la sostenibilità e incitando legami più stretti tra le scuole e le loro comunità, nonché un uso fantasioso dello spazio e delle risorse al di fuori della classe.


Studi da polymath 

La London Interdisciplinary School sta già adottando questo tipo di approccio all’istruzione, offrendo un Bachelor in Arts and Sciences (BASc) in Interdisciplinary Problems and Methods


La Finlandia, da tempo elogiata per il suo sistema educativo olistico che evita i test standardizzati, pone invece l’accento sul rendere l’aula più equa e ha una giornata di insegnamento più breve e meno compiti a casa, rispetto a qualsiasi altra parte del mondo.


Anche il curriculum dell’International Baccalaureate (IB), utilizzato nelle scuole di tutto il mondo, pone l’accento sull'apprendimento misto. Il programma Middle Years richiede che gli studenti siano impegnati in almeno un’unità interdisciplinare collaborativa ogni anno accademico.


E anche in Italia esiste, a Bologna, Rovereto e Parma, il Liceo Steam International, una scuola in cui “la modalità didattica e i tempi di studio-lavoro sono profondamente rivisitati. Gli insegnamenti alternano studio e attività pratiche e favoriscono uno stretto confronto con aziende e mondo produttivo, sfidando costantemente gli studenti ad un approccio problem-solving, per valorizzare la loro crescita a tutti i livelli”. Lo scopo è quello di proporre agli studenti un percorso di studio capace di prepararli ad “affrontare le sfide dell’odierna società complessa globale con una preparazione competitiva” che mescola le discipline umanistiche, il sapere scientifico con “l’uso intelligente ed etico delle tecnologie”.