Ecco come si può imparare a riconoscere le fake news tra i banchi di scuola

Ecco come si può imparare a riconoscere le fake news tra i banchi di scuola

Prende piede la necessità della “news literacy”. Gli esempi virtuosi che arrivano da Stati Uniti, Gran Bretagna e Finlandia mostrano come sia i media sia i governi possono impegnarsi a formare le nuove generazioni a riconoscere la disinformazione

12/04/2021 , tempo di lettura 4 minuti

Le fake news sono un problema. Soprattutto in tempi di Covid. E se è vero, come dicono i dati, che quattro studenti universitari italiani su dieci faticano a riconoscere una notizia vera da una falsa, allora si tratta anche di un problema di formazione. Prende piede, nell’era dell’infodemia, la necessità di una “news literacy” (media literacy o information literacy), perché imparare a riconoscere cosa è vero e cosa no diventa una priorità per orientarsi in una realtà sempre più complessa. 


Ecco tre esempi virtuosi messi a punto negli Stati Uniti, Gran Bretagna e Finlandia. 


News Literacy Project

Negli Stati Uniti, il News Literacy Project mira a insegnare agli studenti a individuare le fake news. Fondato oltre dieci anni fa da Alan Miller, ex giornalista del Los Angeles Times vincitore del Premio Pulitzer, è diventato uno strumento centrale per l’alfabetizzazione giornalistica delle nuove generazioni americane. 


La newsletter settimanale Sift raccoglie le teorie del complotto, le bufale più diffuse in rete e le principali questioni di etica giornalistica che si pongono di volta in volta e le trasforma in lezioni con suggerimenti e argomenti di discussione. La newsletter oggi conta più di 10mila abbonati, la maggior parte dei quali educatori.


Il progetto offre anche un programma chiamato Checkology, ovvero una piattaforma di ricerca disegnata proprio a misura di studenti che aiuta a orientarsi e districarsi facilmente nella disinformazione. Checkology è gratuito per educatori, studenti, scuole e genitori. E dal 2006 più di 29mila educatori e genitori in tutti gli Stati americani si sono registrati per usare la piattaforma, con una impennata soprattutto nell’anno della pandemia.


Un esempio di applicazione del metodo usato, riportato dal Washington Post, è quello relativo a un titolo trovato in Rete secondo cui circa 3.964 persone in Europa sarebbero morte per reazioni avverse ai vaccini contro il Covid. Nel fact checking si spiega agli studenti anzitutto che si tratta di un titolo fuorviante e che le cifre non sono state né studiate né verificate dagli scienziati. L’articolo riporta i dati grezzi di EudraVigilance, un database dell’Unione europea che raccoglie le segnalazioni su sospetti effetti collaterali e altri problemi di salute che “non sono necessariamente correlati o causati dal vaccino”. Per di più, si spiega, i dati di EudraVigilance, così come quelli dell’omologo database americano Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS), vengono spesso usati dagli antivaccinisti come prove della pericolosità del vaccino. Ma non si tratta di numeri verificati, né è stata accertata alcuna correlazione tra quanto segnalato e il vaccino. Bensì sono dati estrapolati da piattaforme che consentono a chiunque di auto-segnalare possibili effetti collaterali anche di lieve entità, come il dolore al braccio dove è stata effettuata la puntura.


NewsWise

In Gran Bretagna, invece, l’autorevole quotidiano Guardian ha creato il programma NewsWise, che si rivolge ai bambini dai sette agli 11 anni per fornire loro le competenze e le conoscenze necessarie per districarsi tra i pericoli della disinformazione. “Vogliamo aiutare i giovani a sviluppare una voce chiara e autentica tra i loro coetanei, nelle loro case, nelle scuole e nelle comunità”, si legge.


Il programma di “news literacy” offre laboratori gratuiti per le scuole del Regno Unito, pacchetti didattici da utilizzare in aula, formazione per gli insegnanti, laboratori per bambini e genitori e anche incontri con i veri giornalisti del quotidiano. Oltre a una newsletter periodica con attività adeguate per ogni età, con esempi di notizie vere e verificate e notizie false. In tutto il programma si mira a ricreare anche il lavoro di redazione. E i monitoraggi effettuati hanno dimostrato un miglioramento non solo sulle capacità di scrittura e lettura, ma soprattutto sulla comprensione delle notizie di attualità.


La news literacy nei piani scolastici

Per ultimo, tra i casi virtuosi, c’è la Finlandia, che dal 2016 ha inserito l’alfabetizzazione alle notizie e l’insegnamento al pensiero critico nel piano scolastico nazionale. 


“Le favole funzionano molto bene. Prendi una volpe furba che cerca sempre di ingannare altri animali con le sue parole astute. Non è una cattiva metafora se pensiamo ad alcuni politici, non credete?”, spiega l’insegnante Kari Kivinen al Guardian.


Nel programma della scuola secondaria, la formazione poi diventa più specifica. Gli alunni, per esempio, durante le ore di matematica imparano quanto sia facile mentire con le statistiche. Nell’ora di storia dell’arte capiscono come il significato di un’immagine può essere manipolato. Mentre con il professore di finlandese possono riflettere su come le parole possono essere usate per ingannare. 


Pensiero critico, fact-checking e imparare a valutare le informazioni che riceviamo sono questioni cruciali. E sono oggi parte fondamentale delle materie che insegniamo. Attraverso tutte le materie”, spiega la docente.


Questo approccio educativo è stato ideato dopo che nel 2014 la Finlandia è stata presa di mira dalla disinformazione da parte della RussiaIl programma, gestito da una commissione composta da 30 membri in rappresentanza di 20 diverse organizzazioni, è un ottimo esempio di come un governo può agire se vuole combattere la diffusione di notizie false. 

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