Fare giornalismo su Instagram tra tradizione e sperimentazione

Fare giornalismo su Instagram tra tradizione e sperimentazione

I giornali italiani stentano a trovare il loro posto sui social, soprattutto su Instagram, nonostante le enormi potenzialità di queste piattaforme. Alcuni esperimenti stanno dimostrando però che il margine è molto ampio

16/04/2021 , tempo di lettura 4 MINUTI
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Si può fare giornalismo su Instagram o per fare informazione abbiamo necessariamente bisogno che gli articoli e i servizi giornalisti siano ospitati sulle home page dei principali giornali? Come se il contenitore diventasse sostanza. I social network hanno letteralmente pervaso ogni aspetto della nostra vita, eppure dopo anni di sperimentazioni giornali e giornalisti non riescono ancora a stare al passo coi tempi, a trovare il loro modo di esistere e di imporsi in luoghi che creano e veicolano la stragrande maggioranza delle informazioni. Inseguono, ma non anticipano mai. E così, per cercare di sopravvivere, categorizzano, suddividendo i social network in compartimenti stagni

Le categorie giornalistiche dei social 

C’è Facebook, “il generalista” dove chiunque dice la sua su tutto e giornali e giornalisti si limitano a postare gli articoli già pubblicati sulle testate senza riuscire a imporsi come fonti primarie. Un copia-incolla che negli anni è diventato più professionale grazie all’intervento dei social media manager, ma con pochi sforzi su contenuti nativi e originalità. Abbiamo poi Twitteril social preferito dei giornalisti. È considerato il più “serio” ed è circondato da una patina un po’ snob perché è lì che i reporter di tutto il mondo e i governati disquisiscono di “cose importanti” a suon di tweet da 280 caratteri l’uno. A partire dal 2019 in Italia è esploso anche Tik tok, da cui però gli addetti dell’informazione per il momento si tengono lontani perché ritenuto “la patria dei ragazzini”. E infine c’è lui, Instagramche invece è quello frivolo, territorio di influencer e di sportivi, la casa delle star che a suon di sponsorizzazioni guadagnano migliaia di dollari e di euro pubblicando contenuti patinati. 

Peccato che queste categorizzazioni, sempre che siano mai servite a qualcosa, non funzionano più e che in un mondo in cui i social network rappresentano una parte fondamentale della vita di ognuno di noi, anche il giornalismo ha bisogno di evolversi e trovare la propria identità sui social. In caso contrario, rischia di essere escluso dai meccanismi di creazione e di fruizione dell’informazione. 

Il giornalismo italiano su Instagram 

Tra le categorizzazioni precedentemente riportate, quella più errata e allo stesso tempo arretrata riguarda senza dubbio Instagram. Il social network di Mark Zuckerberg da anni ormai si è spogliato della sua veste glamour, aprendosi ad un’utenza sempre più ampia e adulta e diventando una piattaforma trasversale dalle potenzialità comunicative enormi, Ferragnez docet. Basti pensare che in Italia Instagram può contare su 27 milioni di utenti, il che significa che quasi la metà della popolazione italiana trascorre un po’ del proprio tempo a guardare post, stories, reel e IGTV. Eppure i giornali italiani sembrano non aver ancora trovato il modo di sfruttare il suo potenziale. 

Secondo un’analisi effettuata da DataMediaHub sulla presenza su Instagram di 33 tra le principali testate italiane, il giornale che vanta il maggior numero di follower (oltre 1,5 milioni) è Fanpage, seguito a poca distanza da La Repubblica (1,4 milioni). La media generale di follower è però molto più bassa: pari a circa 251mila ciascuno, con 21 giornali su 33 che si piazzano sotto questa soglia. Il quotidiano che invece pubblica il maggior numero di post è il Corriere (oltre 19 al giorno), seguito da Fanpage con 9. Quasi un terzo delle testate analizzate pubblica mediamente meno di un post al giorno, contro una media generale di 2.58 post giornalieri. 

Cosa pubblicano i giornali? 

“Il mix dei contenuti pubblicati è complessivamente povero”, analizza DataMediaHub. I giornali si limitano a pubblicare immagini che rimandano ai link degli articoli inseriti nelle “bio” nel caso dei post, o all’ormai noto “swipe up” nelle stories. Pochissimi gli album proposti, ancora meno le dirette e gli IGTV. Neanche l’ombra di contenuti esclusivi o nativi, creati per Instagram e destinati a intercettare una nuova audience. 

“Complessivamente la presenza su Instagram delle testate analizzate è povera. Frutto di una strategia che definire tale è un eufemismo dato che appare più che altro dettata solamente dal fatto di avere, in qualche modo, una propria presenza, che come abbiamo visto in molti casi è anche estremamente ridotta”, conclude DataMediaHub. 

Gli “esperimenti” che funzionano 

Se però i giornali tradizionali, almeno in Italia, stentano a trovare strategie efficaci per migliorare il proprio posizionamento su Instagram, ci sono alcune iniziative personali o collettive degne di nota. Parliamo di singoli giornalisti o di “redazioni” formate da giovani che producono contenuti informativi che su Instagram nascono e al pubblico di Instagram sono destinati. Caratteristica che consente di sfruttare a loro vantaggio i meccanismi propri della piattaforma per fare un’informazione competente, approfondita e autorevole che ha saputo adattare il proprio linguaggio al social network di riferimento, intercettando un'audience che si è dimostrata tutt’altro che disinteressata alle informazioni che le arrivano. 

Parlando dei singoli, non si può non cominciare da Francesco Costa. Il vicedirettore de Il Post, con 190mila follower, è diventato un vero punto di riferimento prima, durante e dopo le elezioni americane del 3 novembre 2020, raccontando in maniera chiara e puntuale cosa accade negli Stati Uniti attraverso stories, post e dirette. Grazie a lui, migliaia di persone hanno non solo appreso, ma anche imparato un po’ di più sugli Usa, terra lontana che spesso crediamo di conoscere, ma di cui ignoriamo storia e caratteristiche. 

Cambiando totalmente latitudine, interessante anche l’esperimento portato avanti dal giornalista Filippo Santelli, corrispondente da Pechino di Repubblica, che sul social network ha raccontato ai suoi 19,5 follower il suo periodo di quarantena rinchiuso in una stanza di 3 metri per 5 in un ospedale a Nanchino. Molto attiva sui social è anche la giornalista Cecilia Sala (22,4 mila follower) che utilizza gli Igtv per parlare soprattutto di politica estera. 

Tra gli “esperimenti collettivi” segnaliamo invece i quattro profili più seguiti: 

  • Will (799mila follower): un progetto editoriale che spiega la politica e l’economia tramite card, stories e IGTV; 
  • Torcha (229mila follower): sei macrotemi (Politica, Attualità, Mondo, Ambiente, Economia, Storico); interazione costante con i follower e interessanti IGTV di approfondimento; 
  • Pillole di Economia (131mila follower): grafici semplici e accattivanti con “caption” esplicative su startup, fintech, finanza ed economia;

  • Factanza (121mila follower): lo slogan contenuto in bio dice già tutto. “Ti spieghiamo il mondo in 15 secondi”, che è poi la lunghezza massima delle stories, tutte rigorosamente salvate nelle 44 categorie in evidenza.

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