Gitanjali Rao, chi è la «Ragazza dell’anno» di Time

Gitanjali Rao, la «Ragazza dell’anno» di Time che vuole creare una comunità di innovatori

Scienziata e inventrice, è la prima persona a comparire sulla copertina del Time a soli 15 anni. Il suo merito? Utilizzare la ricerca scientifica e l’intelligenza artificiale per risolvere i problemi della vita quotidiana. Lettura preferita? “Mit Tech Review”

22/12/2020 , tempo di lettura 4 minuti

«Osserva, raccogli le idee, ricerca, costruisci e comunica». È questo il metodo dietro l’innovazione e la ricerca scientifica che la 15enne Gitanjali Rao ha detto di seguire in un’intervista all’attrice Angelina Jolie pubblicata sulla rivista americana Time, che ha l’ha scelta per la copertina di “Kid of the Year”.


Gitanjali Rao, di Lone Tree, Colorado, scienziata e inventrice, è la prima persona a comparire sulla copertina del Time a soli 15 anni. Il suo merito: utilizzare la ricerca scientifica e l’intelligenza artificiale per risolvere i problemi della vita quotidiana, dal bullismo online alla contaminazione dell’acqua fino alla dipendenza da oppioidi.


Lei stessa ha inventato un dispositivo per individuare il tasso di inquinamento e la presenza di batteri nell’acqua potabile, da utilizzare anche nei Paesi in via di sviluppo, oltre a una app che identifica e previene gli atti di cyberbullismo tra i suoi coetanei.


“Io non sono il tipico scienziato: di solito quello che vedo in televisione è un maschio bianco e di una certa età. Evidentemente io sono diversa”, ha raccontato ad Angelina Jolie. “Il mio obiettivo non è solo inventare qualcosa per risolvere problemi, ma anche essere da esempio per gli altri. Se io lo posso fare, tu lo puoi fare. Perché, per esperienza personale, non è facile quando non vedi nessun altro come te. Quindi voglio davvero diffondere quel messaggio: se posso farlo, tu puoi farlo e chiunque può farlo”.


L’obiettivo della 15enne, che dice di voler studiare Genetica ed Epidemiologia al Mit di Boston, è “risolvere i problemi del mondo”, ed essere di esempio per altri giovanissimi come lei, così da dare vita a una comunità globale di ragazzi pronti a migliorare il pianeta.


Assicura di vivere una vita da normale 15enne. Anche se tra le sue letture preferite c’è la “Mit Tech Review”. “Lo leggo costantemente”, dice. “Penso che sia proprio qui che l’ispirazione colpisce: ascoltare tutte queste persone straordinarie in scuole come il Mit e Harvard che stanno facendo un lavoro così straordinario con la tecnologia. E cerco di ricollegarlo a ciò che vedo là fuori e di metterlo insieme in un modo che nessuno ha visto prima”.


La passione per la scienza è arrivata prestissimo nella sua vita. “Quando ero in seconda o terza elementare, ho iniziato a pensare a come possiamo usare la scienza e la tecnologia per creare un cambiamento sociale”, racconta. “Avevo circa 10 anni quando ho detto ai miei genitori che volevo fare ricerche sulla tecnologia dei sensori di nanotubi di carbonio presso il laboratorio di ricerca sulla qualità dell'acqua di Denver, e mia madre ha risposto: ‘A cosa?’”.


La ricerca scientifica, secondo la 15enne, ha come fine ultimo il cambiamento sociale. Ecco perché ha pensato di utilizzarla per combattere anche il cyberbullismo, sviluppando la app Kindly. È un servizio, spiega, “in grado di rilevare il cyberbullismo in una fase iniziale, utilizzando l’intelligenza artificiale. Ho iniziato a codificare alcune parole che potrebbero essere considerate bullismo, quindi il motore ha preso quelle parole e ha identificato parole simili”. L’obiettivo, dice, “non è punire. Da adolescente, so che gli adolescenti a volte tendono a scatenarsi. Invece, ti dà la possibilità di ripensare a ciò che stai dicendo in modo da sapere cosa fare la prossima volta”. Un “modo per imparare dagli errori”.


E per diffondere il suo amore per la scienza, ha creato delle “sessioni di innovazione” aperte ai suoi coetanei. “Ho creato questo processo che uso tuttora”, spiega. “Osservare, raccogliere le idee, costruire, comunicare”. Tutto è iniziato con una semplice presentazione, poi si sono aggiunti i laboratori e i concorsi. E ora collabora con le scuole nelle zone rurali, organizzazioni per la diffusione delle materie Stem tra le ragazze e anche con realtà più grandi come la Shanghai International Youth Science and Technology e la Royal Academy of Engineering di Londra.


“Alla fine di ogni workshop”, racconta, “ognuno ha qualcosa su cui iniziare a lavorare. Se riesci a farlo in 45 minuti/un’ora, immagina cosa puoi fare se ci lavori mesi e mesi. Sono così entusiasta quando ricevo un'email del tipo: ‘Ehi, ho partecipato al tuo seminario quattro mesi fa ed ecco il mio prodotto finito, lo adoro davvero, è una scarpa che chiama il 911’”.


Di recente ha raggiunto la soglia di 30mila studenti a cui ha fatto da mentore. “È come creare una comunità di innovatori”, racconta. “Spero davvero che il lavoro che tutti questi ragazzi stanno facendo identifichi l’innovazione come una necessità e non più come una scelta”.

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