I diversi modelli di capitalismo alla prova del Covid-19

I diversi modelli di capitalismo alla prova del Covid-19

Un approfondimento per scoprire gli effetti della pandemia sulle differenti governance economiche internazionali.

22/12/2020 , tempo di lettura 6 minuti

L’economia politica è una disciplina in cui è difficile eseguire test empirici rigorosi. Ma con il Covid-19 è diverso, scrive l’Economist, perché permette di capire come le differenti “governance” economiche abbiano reagito a uno shock simultaneo.  


Tipologie di economie di mercato


Il settimanale britannico mette a confronto i diversi modelli di mercato, partendo dalle tassonomie usate per classificare i modelli di capitalismo. Una delle più note è quella realizzata da Peter Hall e David Soskice nel 2001 in “Varietes of Capitalism”. I due autori hanno distinto tra economie di mercato liberali (Liberal Market EconomiesLmes), come Stati Uniti e Gran Bretagna, ed economie di mercato coordinate (Coordinated Market EconomiesCmes), come Germania e Paesi nordici. Le economie occidentali, in realtà, tendono quasi tutte a posizionarsi a cavallo tra questi due modelli. Poi, c’è quello che alcuni economisti hanno chiamato “capitalismo autoritario” o “capitalismo politico”, il cui principale esponente è la Cina. 

 

Questi framework – spiega l’Economist – sono efficaci nell’analisi delle risposte dei diversi Paesi alla pandemia.  


Modelli a confronto


Partiamo dall’innovazione. Gli studiosi distinguono tra innovazione incrementale, ovvero il processo continuo di apportare miglioramenti marginali a processi e prodotti, e innovazione radicale, che può comportare il lancio di beni e servizi completamente nuovi. Mentre i Cmes sono migliori sulla innovazione incrementale, sono svantaggiati invece in quella radicale, più lenti ad adattarsi al cambiamento immediato.  

 

Durante la pandemia, le economie coordinate si sono dimostrate attrezzate a gestire i problemi collettivi come la gestione della salute pubblica. Al contrario, la strategia di contenimento del virus negli Stati Uniti e in Gran Bretagna è apparsa caotica, per usare un eufemismo.  

 

Al contrario, però, questi Paesi potrebbero essere all’avanguardia per le innovazioni più radicali, a partire dalle cure e dai vaccini contro il virus. Dei 34 vaccini monitorati dall’Organizzazione mondiale della sanità, quattro sono nei Paesi Cmes, 11 nei Paesi ImesSono stati i ricercatori britannici a scoprire l’efficacia del desametasone nel trattamento dei pazienti Covid-19 ricoverati in ospedale. L’altro principale farmaco, il Remdesivir, è americano. 

 

E la Cina? Branko Milanovic, della City University of New York, che ha coniato la definizione di “capitalismo politico”, sostiene che esiste una “zona di illegalità” che consente allo Stato cinese di ignorare i gruppi di interesse del settore privato. Questo atteggiamento si vede nel lockdown radicale adottato da Pechino per combattere il virus. Ma anche in Cina esiste una forte spinta all’innovazione, con dieci diversi vaccini in via di sperimentazione. Tuttavia, il capitalismo politico soffre di una mancanza di affidabilità. Per cui è difficile che il mondo possa credere a un vaccino cinese sicuro ed efficace, senza dubitare che possa essere solo uno strumento propagandistico. 

 

Le differenze tra i modelli di capitalismo sono evidenti poi anche nelle tendenze economiche. Le aziende anglosassoni hanno abbracciato molto più velocemente il passaggio verso il lavoro da remoto remoto; Francia e Germania sembrano più resistenti. Anche la propensione all’ecommerce è stata più rapida nelle economie liberali. E mentre sia Lmes che Cmes hanno intrapreso azioni per sostenere i redditi delle famiglie, in Cina invece gli stimoli si sono concentrati sulla promozione degli investimenti, mentre le famiglie povere sono state per lo più lasciate a se stesse.  


Il futuro post-pandemia


Come saranno ridisegnati ora questi diversi modelli di capitalismo dopo la pandemia? Il famoso articolo di Milton Friedman titolato “La responsabilità sociale delle imprese è aumentare i profitti” ha compiuto da poco 50 anni. Le cose, da allora, oggi sono molto cambiate e un impegno su questioni che riguardano l’ambiente, il territorio e il contesto sociale in cui si opera, è richiesto esplicitamente da investitori e consumatori sia alle imprese, sia agli Stati. Cina compresa.

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