L’imprenditorialità come risposta alla “She-cession”

L’opportunità nascosta della “She-cession”

Davanti alla perdita di milioni di posti di lavoro tra le donne a causa della crisi Covid, questa può essere l’occasione per puntare su una nuova imprenditorialità femminile – scrive Forbes

21/03/2021 , tempo di lettura 3 minuti

I giornali anglosassoni hanno coniato il termine “she-cession”, recessione al femminile, per indicare le conseguenze negative della crisi economica da Covid-19 soprattutto sulle donne lavoratrici. È una questione globale: nonostante le donne siano il 39% della forza lavoro nel mondo, esse rappresentano il 54% dei posti di lavoro persi.

Durante la crisi economica del 2008 a essere colpiti sono stati soprattutto i settori della finanza e dell’industria, per cui l’occupazione femminile ha tenuto mentre hanno perso soprattutto i lavoratori maschi. Questa volta sta accadendo il contrario. In primis, perché le donne sono più presenti nei settori dei servizi più colpiti dalla pandemia


Le lavoratrici sono sovrarappresentate in tre dei quattro comparti che hanno più subito i contraccolpi della pandemia: alberghi e ristorazione (54%); commercio (43%); servizi e tempo libero (46%). E poi perché nella fascia femminile sono anche concentrati i contratti di lavoro meno protetti. Senza dimenticare, infine, il peso ulteriore della cura dei figli a casa con le scuole chiuse: secondo il New York Times, ci sono 1,5 milioni di madri lavoratrici negli Usa che sono scomparse dal mercato del lavoro durante la pandemia.


In meno di 12 mesi, insomma, si sono bruciati anni di sforzi e battaglie per colmare il divario sul lavoro tra uomini e donne. E questo è grave soprattutto per l’Italia, che già nell’era pre-Covid era agli ultimi posti d’Europa per tasso di occupazione e reddito medio femminile.


Ma, secondo Forbes, davanti a questa situazione si potrebbe anche vedere il bicchiere mezzo pieno. Come? Ribaltando la prospettiva secondo cui l’unico successo nel lavoro sia quello di diventare dipendente di una azienda con lo stipendio fisso mensile.


Perché non mettersi in gioco? È arrivato il momento, scrive la rivista americana, di andare oltre il rischio calcolato. Da quando si è giovani, “alle donne viene raccomandato di ‘stare attente al pericolo’ anziché ‘cercare opportunità’”. Ecco quindi la buona notizia: il panorama in rapida evoluzione della nostra società crea il momento perfetto per prendere in considerazione l’imprenditorialità e ridefinire il concetto stesso del successo.


Il senso dell’essere imprenditori ora

L’imprenditorialità può diventare uno “strumento potente” per costruire il nuovo mondo post Covid. I vantaggi dell’essere imprenditrici – un maggiore senso di soddisfazione per le nostre vite, la creazione di un lavoro significativo che fornisce reddito e autonomia – contribuiscono tutti alla resilienza e all’entusiasmo di cui abbiamo bisogno per affrontare il lavoro impegnativo di dover ricostruire le nostre comunità, scrive Forbes.


In un’economia che ha decimato così tanti settori in cui le donne hanno storicamente lavorato, ora si possono avviare nuove attività investendo competenze, istruzione e talenti che finora magari sono rimasti sottorappresentati.


Chi diventa imprenditore?

Usare il termine “imprenditore” significa che stiamo iniziando qualcosa di nuovo. Permette agli altri di sapere che abbiamo una visione e obiettivi che derivano da una passione personale e che siamo pronti a fare il lavoro necessario per avere successo. Che il nostro lavoro si concentri su qualcosa che amiamo o qualcosa che vorremmo cambiare, l’imprenditorialità consiste nell’assumersi rischi, risolvere problemi, celebrare i successi, gestire i fallimenti e fare utili.


Dopo anni di esperienza in azienda, si deve partire però da un assessment (valutazione) personale delle competenze, riconoscendo le lacune nel curriculum e impegnandosi a colmarle. Parallelamente si può così investire sulle nostre passioni, trasformando quello che prima era solo un hobby praticato nel tempo libero in una nuova opportunità professionale a tempo pieno.


Non possiamo farcela da soli

“Mentre la paura del fallimento è un enorme ostacolo quando si tratta di avviare un’impresa, l’isolamento è il vero killer dei sogni”, scrive Forbes. “Dobbiamo cercare comunità di altri imprenditori che ci capiscano”.


Si può cominciare confrontandosi con gli amici più stretti, con colleghi di lavoro precedenti o attuali o anche con familiari. Fare una ricerca con l’hashtag #womenentrepreneur sui social media potrebbe ad esempio anche aiutarci a trovare nuove comunità, opportunità di crescita e networking. Per chiedere consigli, evitare gli errori e studiare le best practice a cui ispirarsi.


Se poi arriveranno anche incentivi e investimenti pubblici all’imprenditorialità femminile, come raccomandano ad esempio le linee guida del Next Generation Eu, allora il momento potrebbe davvero essere quello giusto.