La “fiducia creativa” secondo David Kelley: tutti possiamo fare cose incredibili

La “fiducia creativa” secondo David Kelley: tutti possiamo fare cose incredibili

Il fondatore di Ideo, e tra i padri dell’Istituto di design di Stanford, sostiene che la creatività non è affatto di esclusivo dominio di pochi eletti. Tutt’altro.

22/05/2021 , tempo di lettura 5 minuti
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Chi l’ha detto che il mondo si divide tra i creativi e gente “più pratica”? David Kelley, fondatore di Ideo e tra i padri dell’Istituto di design di Stanford (d.school), sostiene che la creatività non è affatto di esclusivo dominio di pochi eletti. Tutt’altro. “Sarebbe bello”, dice in un famoso Ted Talk, “che le persone si rendessero conto di essere naturalmente creative, lasciando volare le proprie idee”.


È quella che Kelley chiama
“fiducia creativa”, ovvero la riscoperta della propria creatività intesa anche come capacità di risolvere i problemi, che può essere utile per l’intera comunità. A questo concetto è dedicato il libro “Creative Confidence: Unleashing the Creative Potential within Us All” – “Fiducia creativa: liberare il potenziale creativo dentro noi tutti” – che Kelley ha scritto a quattro mani con il fratello. 


Ma come costruire e liberare la “fiducia creativa”? 
Spesso – racconta Kelley – per colpa del giudizio sbagliato di un insegnante o un genitore, si è portati sin dall’infanzia a rinunciare a essere creativi. Un atteggiamento che permane anche in età adulta. “Non sono per niente un tipo creativo”, dicono tanti manager. Ma non è vero. “Tutti possono fare cose incredibili”, dice Kelley. “E si sorprendono quando scoprono quanto loro e i loro team siano invece innovativi”.


Tutto parte dalla paura di essere giudicati se non si dicono le giuste “cose creative”. La scoperta per Kelley è arrivata quando ha conosciuto lo psicologo Albert Bandura, oggi 95enne, che ha lavorato a lungo sulle fobie umane, sviluppando una metodologia attraverso la quale riesce a liberare i suoi pazienti dalle fobie anche in pochissime ore. Persone che avevano avuto paura dei serpenti per tutta la vita, attraverso un percorso a piccoli passi, si trovavano improvvisamente a dire “Guarda che bello quel serpente”. Finendo per tenerlo perfino in braccio. Bandura chiama questo processo “padronanza guidata”.

Un sistema che porta non solo a eliminare una determinata fobia, ma anche a superare alcune ansie della vita di tutti i giorni e a essere più resilienti ai fallimenti. Una sorta di nuova “autoefficacia”, come la chiama Bandura. Ovvero la sensazione che si possa cambiare il mondo, se lo si vuole.


Così Kelley capì che le persone che temono di non essere creative possono essere accompagnate lungo una serie di passi che fanno scoprire loro la creatività che tenevano nascosta. Un percorso fatto di piccoli successi che permette anche a quelle persone che si considerano esclusivamente analitiche, o devote solo ai numeri e ai dati, di riscoprirsi invece come dei veri creativiAttraverso il processo messo a punto da Kelley alla d.school, le persone acquistano così fiducia in sé e creano un’opinione diversa di sé stessi


L’esempio che racconta è quello di Doug Dietz, tecnico progettista di apparecchiature mediche di imaging che seguiva i suoi corsi di design thinking alla d.school. Dietz si è riscoperto creativo arrivando all’invenzione di una Tac per bambini, che ha trasformato un’esperienza prima traumatica in una sorta di avventura per i più piccoli, dipingendo le pareti dell’apparecchio trasformato in una nave dei pirati (con tanto di rumore del mare) e formando i tecnici a lavorare in maniera differente rispetto agli altri pazienti. Così la percentuale dei piccoli che richiedevano di essere anestetizzati è diminuita dal 80 al 10 per cento.


Lo stesso Kelley qualche anno prima era passato attraverso una Tac, quella che gli aveva diagnosticato un tumore. Gli dissero che aveva il 40% di possibilità di sopravvivere. In quel momento, racconta commosso, decise che avrebbe “aiutato il maggior numero di persone a recuperare la fiducia creativa persa lungo la strada”. 


Quando le persone acquistano questa fiducia, spiega, “cominciano a lavorare sulle cose davvero importanti nelle loro vite. Vediamo persone lasciare quello che fanno e prendere direzioni nuove. Vediamo che hanno idee più interessanti, e molte di più, così possono scegliere le migliori. E prendono anche decisioni migliori”. 


Ecco conclude, rivolgendosi ai manager presenti in sala, “sarebbe fantastico se non lasciaste che il mondo si divida in creativi e non creativi, come se fosse un dono divino, e che le persone comprendessero che sono creative per natura. Dovrebbero lasciare volare le loro idee, raggiungere quella che Bandura chiama autoefficacia per poter fare ciò che si è prefissati, raggiungere uno stato di fiducia creativa e toccare alla fine il serpente”.