La sostenibilità è donna, ma anche povera e di colore

La sostenibilità è donna, ma anche povera e di colore

L'uguaglianza razziale e di genere fa guadagnare denaro. Lo ha capito Goldman Sachs che ha deciso di investire 10 miliardi di dollari per porre fine al doppio pregiudizio. Perché una maggiore sostenibilità passa anche e soprattutto per le donne.

28/03/2021 , tempo di lettura 4 MINUTI

Spesso quando si parla di sostenibilità e sviluppo sostenibile si pensa solo a progetti e iniziative che possano avere ripercussioni positive sull’ambiente e sul clima. In realtà si tratta di concetti ben più ampi che mirano a sradicare dalle fondamenta tradizioni e comportamenti che nel corso dei decenni hanno generato squilibri profondi nella società, nell’economia, nella cultura e, in generale, nella gestione della vita di tutti noi. Per questo, in finanza, quando si parla di sviluppo sostenibile si fa riferimento a tre fattori cardine denominati “criteri ESG”. 

I criteri ESG 

ESG è un acronimo che sta per “Environmental”, “Social” e “Governance”. In economia e finanza questo acronimo è diventato fondamentale per descrivere i tre ambiti su cui occorre investire per creare un mercato più sostenibile. Il termine “Environmental” fa infatti riferimento all’ambiente e dunque al bisogno di ridurre le emissioni di Co2, mitigare gli effetti del cambiamento climatico, puntare sulle energie rinnovabili, salvaguardare la biodiversità e via dicendo. “Social” indica invece la necessità, nel momento in cui si porta avanti un’attività o si stabilisce un nuovo investimento, di rispettare i diritti umani, l’uguaglianza, la parità di genere, e di migliorare le condizioni di lavoro di tutti. La parola “Governance”, infine, comprende le responsabilità delle singole società e riguarda il rispetto della meritocrazia, la promozione di politiche di diversità nella composizione dei consiglii di amministrazione, il contrasto ad ogni forma di corruzione e l’applicazione di un’etica retributiva. 

Donne e sostenibilità 

Le donne lavorano meno degli uomini (secondo l’Istat, il tasso di occupazione femminile in Italia è al 50,1%, quello maschile al 68%), e quando lo fanno hanno un lavoro più precario. A parità di mansioni guadagnano tra l’8,7 e il 9,5% in meno (è il cosiddetto gender pay gap) e faticano molto di più ad arrivare a posizioni di vertice. L’ultimo rapporto pubblicato dal Censis mostra come le donne manager nel nostro Paese rappresentino solo il 27% dei dirigenti, a fronte di una media europea pari al 33,9%. Non solo. "Il 48,2% degli italiani è convinto che le donne, per raggiungere gli stessi traguardi degli uomini, debbano studiare più di loro", si legge nel report. 

La realtà italiana è drammatica, ma nel resto del mondo non va poi tanto meglio. Seppur in misura leggermente più ridotta, nella stragrande maggioranza dei Paesi, tra donne e uomini la parità di genere in ambito professionale è ancora un miraggio. Attuare politiche sostenibili significa dunque ridurre questo squilibrio che oltre ad avere ripercussioni sociali (negative) enormi, fa perdere ogni anno miliardi di dollari di PIL. 

Le donne di colore 

Non solo donne, ma anche di colore e con scarse disponibilità economiche. Sono tre fattori che, messi insieme, creano uno squilibrio economico e sociale di dimensioni abnormi. Secondo la ricerca “Black Womenomics” pubblicata da Goldman Sachs infatti, in media negli Stati Uniti una donna di colore single possiede una ricchezza inferiore del 92% rispetto a uomo bianco single. Novantadue per cento. Negli ultimi 20 anni inoltre, il divario salariale tra le donne di colore e le donne bianche è salito dal 10 al 15%. Il report mostra come investire capitali per ridurre il divario reddituale esistente potrebbe portare alla creazione di 1,2-1,7 milioni di posti di lavoro e a un aumento del Pil statunitense pari a 300-450 miliardi di dollari. "La nostra ricerca appena pubblicata, Black Womenomics, suggerisce che nessun investimento potrebbe avere un impatto maggiore che sbloccare il potenziale economico delle donne di colore", ha dichiarato David M. Solomon, presidente e Ceo della società. 

10 miliardi di investimenti 

Per questo motivo Goldman Sachs, una delle più grandi banche d'affari del mondo, ha deciso di stanziare 10 miliardi di dollari di investimenti diretti e 100 milioni di dollari in capitali filantropici da qui al 2030 per affrontare il doppio pregiudizio, di genere e di razza, che le donne di colore subiscono da generazioni. L’iniziativa, che prevede la collaborazioni di altre istituzioni finanziarie e partner, è stata denominata “One Million Black Women” e ha come obiettivo quello di incidere positivamente sulla vita di almeno un milione di donne di colore. Come? Attraverso finanziamenti che serviranno a “incentivare investimenti in alloggi, assistenza sanitaria, accesso al capitale, istruzione, creazione e sviluppo di posti di lavoro, connettività digitale e salute finanziaria”. 

Quella in favore delle donne di colore non è l’unica iniziativa lanciata da Goldman Sachs per favorire lo sviluppo di un’economia più sostenibile. Lo scorso anno, la banca d’affari ha annunciato infatti che non avrebbe più curato nessun collocamento e non avrebbe più mantenuto partecipazioni in società i cui consigli di amministrazione fossero composti solo da maschi bianchi, senza la presenza di donne o di altre minoranze. Un messaggio arrivato forte e chiaro che sta spingendo molte aziende a fare passi avanti in materia di sostenibilità e di parità di genere lavorativa e retributiva.