Le foto di Steve McCurry nelle scuole per insegnare empatia e diversità

Le foto di Steve McCurry nelle scuole per insegnare empatia e diversità

Il progetto “Arte a Scuola - The Faces of innocence”, partito nelle scuole di Reggio Emilia, è poi arrivato anche nelle Marche, Sardegna e Puglia. Così i bambini studiano i mondi diversi dei loro coetanei contro i pregiudizi culturali

05/06/2021 , tempo di lettura 4 minuti
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Le immagini del grande fotografo Steve McCurry hanno fatto ingresso nelle scuole italiane per insegnare ai bambini l’empatia e la diversità culturale. Nella sua lunga e pluripremiata carriera, McCurry ha fotografato centinaia di bambini in tutti le parti del pianeta. E ora grazie alla Besharat Arts Foundation Museum & Gallery, che ha sede ad Atlanta, queste fotografie sono state esposte in decine di scuole sparse in tutto il mondo con la mostra “Arte a Scuola - The Faces of innocence”

Dopo aver realizzato il progetto in Francia e Stati Uniti, in Italia la Fondazione ha donato 600 immagini del fotografo americano a venti istituti di Reggio Emilia e provincia, 25 delle quali destinate al reparto di Psicologia pediatrica dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. E le foto poi sono arrivate anche nelle scuole di Marche, Sardegna e Puglia.


Insegnare con l’arte

L’iniziativa permette di sfruttare il valore formativo dell’arte, anche attraverso la trasformazione dei luoghi stessi. I corridoi e le classi scolastiche sono diventati spazi di esposizione artistica, piccoli musei in miniatura che aprono una finestra sul mondo. 

L’intento del progetto, destinato ai ragazzi di elementari e medie, è quello di sensibilizzare gli studenti sui temi della diversità, evitando la formazione dei pregiudizi culturali, attraverso il contatto quotidiano con una forma di arte che rappresenta le somiglianze tra gli esseri umani pur mostrandone le differenze.


L’idea è che il contatto quotidiano con le fotografie che ritraggono i loro coetanei di tutto il mondo, intenti a giocare o studiare anche nelle zone più povere o coinvolte in conflitti di guerra, possa aprire la mente dei più giovani alla consapevolezza che esistono vite e luoghi diversi da quelli che sperimentano quotidianamente. Le immagini dei bambini ritratti da McCurry, differenti per caratteristiche morfologiche, abiti e paesaggi, rappresentano in questa ottica una finestra su ciò che accade oltre la propria scuola, città, Paese.


Intorno alle immagini, gli studenti sono stati coinvolti anche in percorsi didattici di osservazione, approfondimento e riflessione, raccontando le loro impressioni attraverso le parole e i disegni, e soprattutto ponendo molte domande sulle questioni globali che quegli scatti portano con sé. E lo stesso McCurry è intervenuto lasciandosi intervistare dai ragazzi. 


La fotografia diventa così uno “strumento vivo” per andare oltre i libri di testo e i programmi scolastici, creando quello scambio reciproco tra mondo e scuola che spesso manca. “L’intento è quello di cercare di sviluppare compassione ed empatia, in particolare nei giovani, i futuri guardiani della Terra e della vita su di essa”, ha spiegato l’organizzatrice delle mostre Donatella Violi. “Compassione come partecipazione alle sofferenze altrui, empatia come capacità di mettersi nei panni dell’altro per alleviarne le sofferenze, perché una società armoniosa, equilibrata e fiorente, deve essere fondata sulle somiglianze che ci uniscono, piuttosto che sulle differenze che ci dividono”.