Lo psicologo a scuola contro lo stress da pandemia

Lo psicologo a scuola contro lo stress da pandemia

Se ne parla da tempo. Ma ora, a sollecitare l’introduzione della figura dello psicologo scolastico sono sia i politici sia gli stessi professionisti, che negli ultimi mesi hanno registrato una impennata di problemi psicologici tra i minori

16/05/2021 , tempo di lettura 4 minuti
Immagine

Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato il varo di un rimborso forfettario da parte della Sanità pubblica di dieci sedute da uno psicologo per i bambini, la cui salute psichica sia stata messa a dura prova dalla crisi del Covid-19. Ora, anche in Italia si torna a ragionare sull’introduzione strutturale dello psicologo scolastico, soprattutto dopo che – come rivelano i dati – i giovani italiani hanno molto subito le conseguenze della separazione dagli ambienti sociali e della didattica a distanza forzata.


In realtà, come spiega Tecnica della scuola, se ne parla da tempo. Ora, a sollecitare l’introduzione della figura dello psicologo negli istituti scolastici sono sia i politici sia gli stessi professionisti, che negli ultimi mesi hanno registrato una impennata di problemi psicologici tra i minori. 


Licia Ronzulli, presidente della commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, intervenendo nel corso della discussione sul Recovery Plan al Senato, ha detto che “va valutata, anche prossimamente, l’opportunità di prevedere nella missione Istruzione e Ricerca l’inserimento sistematico e strutturale dello psicologo scolastico negli istituti di ogni ordine e grado”. Secondo Ronzulli, questa scelta permetterebbe “di garantire un supporto specializzato a tutela del benessere emotivo dei ragazzi fortemente penalizzati dalla pandemia”. Ma anche dei docenti e quindi di tutto il personale scolastico.

Sull’esigenza di introdurre l’esperto per risolvere problematiche giovanili e familiari, nel corso degli ultimi anni sono stati proposti diversi disegni di legge. Il ragionamento di fondo è che l’esperto di sostegno psicologico sosterrebbe gli alunni (ma anche i docenti, sempre più sottoposti a stress e burnout) ad affrontare assieme problematiche individuali, migliorando anche le relazioni, aspetto fondamentale anche ai fini dell’apprendimento delle competenze. Esigenze che con la pandemia si sono ancora più amplificate.

Secondo David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi, “la pandemia ha esposto i più giovani a un fortissimo stress, privandoli di punti di riferimento e abitudini quotidiane fondamentali. Per questo, alla ripresa delle lezioni è assolutamente necessario offrire una capillare assistenza psicologica nelle scuole”.


In particolare, due indagini, una del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi commissionata dal ministero dell’Istruzione e un’altra dell’Unicef, rivelano che un terzo dei bambini/adolescenti ha problemi psicologici significativi. “Il che non significa che dobbiamo patologizzare, non sono tutti malati mentali”, ha spiegato Lazzari al Corriere. “Ma dobbiamo dare una dimensione di ascolto e sostegno. Noi facciamo prevenzione, non siamo medici, non curiamo malattie, ma cerchiamo di promuovere le risorse delle persone, aiutarli a fare cambiamenti di tipo positivo”.


Anche in Italia il ministero dell’Istruzione ha dato 40 milioni ad agosto dello scorso anno alle scuole con il protocollo per la sicurezza del rientro a scuola per attivare sportelli di ascolto psicologico dei ragazzi di tutte le età e dei professori. E con il decreto sostegni sono arrivati 150 milioni per la scuola, che in parte possono essere dedicate proprio a questo aspetto. Ma “è un inizio troppo timido”, denuncia il presidente dell’Ordine psicologi.


Secondo Lazzari una delle possibilità sarebbe quella di proporre dei voucher “ad esempio per chi ha figli minorenni, o per chi ha il reddito Isee basso”. Ma comunque resta fondamentale “agire sulla scuola, in modo strutturale” e soprattutto ragionare con una mentalità diversa: “Un Paese che vuole ripartire, deve farlo col piede giusto: se continuiamo a ragionare sul fatto che queste tematiche non incidono sullo sviluppo, ragioniamo con modalità antiche. Vorremmo creare la società del post pandemia, ma dobbiamo crearla con una mentalità nuova. Nel cervello i centri del dolore psicologico e quello fisico sono gli stessi, ma mentre il dolore fisico viene gridato, quello psicologico viene tenuto dentro, ci si vergogna, è un dolore silente, e siccome si agisce solo se qualcuno urla per strada, o laddove si muovono grandi colossi o grandi tecnologie, la psicologia, che lavora a mani nude, non viene considerata. Eppure bisognerebbe ricordare che una foresta che secca lentamente fa meno rumore di una foresta che cade, ma muore egualmente”.