Le competenze dei giornalisti e comunicatori scientifici

Multimedialità, diritto e didattica interattiva: le competenze dei giornalisti e comunicatori scientifici

Podcast, social network e laboratori sono strumenti efficaci per raccontare e coinvolgere il pubblico nella comprensione della scienza, una materia che, come ci insegnano le esperienze più recenti, ci riguarda tutti ogni giorno

17/08/2021 , tempo di lettura 3 MINUTI
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Biodiversità, epidemie, astronomia, matematica, fisica, cambiamento climatico, neuroscienze: sono alcuni esempi dei contenuti che un giornalista scientifico può trattare nel corso della propria carriera. Temi che richiedono una competenza specifica e che, come ci sta ampiamente dimostrando l’esperienza che stiamo vivendo da 18 mesi a questa parte, sono determinanti a livello politico e nella formazione dell’opinione pubblica sugli argomenti stessi.

Scienza multimediale

Che cosa serve dunque, in termini di competenze, per lavorare nel settore del giornalismo scientifico? Oltre alla conoscenza delle diverse aree di studio e del funzionamento della ricerca e dei tempi fisiologici di quest’ultima per arrivare a confermare o smentire un’ipotesi, servono una serie di abilità trasversali, in primo luogo nel digitale. Il giornalista scientifico può usare in modo proficuo la multimedialità, l’interattività e il mobile journalism per avvicinare i non addetti ai lavori al mondo della ricerca, rendendo più trasparente e comunicando in modo anche avvincente ciò che accade nei laboratori. Podcast e video possono essere altri due linguaggi efficaci per catturare l’attenzione dei meno esperti, come fa ad esempio il podcast di Nature, che spazia dalle neuroscienze alla sismologia.

Comunicare la ricerca

In questo senso, non è da trascurare la possibilità di mettere le competenze giornalistiche a servizio della comunicazione di enti di ricerca e università. Un problema annoso del settore è una certa autoreferenzialità, indubbiamente connessa alla complessità delle materie trattate. È essenziale però mettere in atto una continua e coerente attività di comunicazione, organizzare o partecipare a eventi divulgativi, avere una presenza attiva e adeguata sui social network - ad esempio, attraverso account “informali” come quello del rover marziano Perseverance, gestito dalla Nasa - per stimolare una relazione costruttiva e bidirezionale tra gli esperti e il pubblico, aiutando quest’ultimo, non solo a scoprire nuovi interessi, ma soprattutto a costruirsi dei parametri in base ai quali valutare in modo più informato notizie e opinioni su temi scientifici.

Oltre l'allarmismo

In questo ambito è importante anche lavorare sulla comunicazione del rischio: le minacce rappresentate da fenomeni come terremoti, alluvioni e cambiamento climatico non possono essere trattate semplicemente in termini di “disastri”, di cui si contano danni e vittime, decontestualizzati rispetto a cause e conseguenze di lungo periodo.

Scienza e società

Le implicazioni delle scoperte scientifiche, inoltre, sono molteplici e possono riguardare diverse sfere della vita quotidiana. Per questo, è importante anche disporre di nozioni di scienza sociale e diritto, utili ad analizzare e comprendere l’impatto e la percezione sociale di un evento o di un fenomeno e supportare le politiche connesse. 

La scienza interattiva

La comunicazione della scienza offre infine alcune possibilità lavorative aggiuntive rispetto al giornalismo e alla comunicazione istituzionale: in primis la divulgazione, realizzata in ambito museale e laboratoriale. Progettare mostre, sviluppare la didattica, magari nella forma di “un’animazione scientifica”, cioè una modalità informale e interattiva per spiegare un fenomeno sono due esempi interessanti. Il Natural Museum History di Londra, per esempio, ha creato una sezione dedicata sul proprio sito in cui suggerisce attività da svolgere in autonomia, destinate a bambini e famiglie, ma anche ad appassionati, per scoprire le meraviglie della natura. 

Da non trascurare infine l’editoria: da quella scolastica ai saggi divulgativi è utile conoscere le dinamiche e i meccanismi del settore, i “casi studio” di manuali che sono considerati dei classici della divulgazione e le tecniche proprie per la redazione e l’editing di testi scientifici.