Rivoluzione verde: le competenze green tra le più richieste

Rivoluzione verde: le competenze green tra le più richieste

Nel 2020 il 39% delle aziende ha richiesto ad almeno la metà dei profili ricercati il possesso di un’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale

07/05/2021 , tempo di lettura 4 minuti
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Si chiama “Rivoluzione verde e transizione ecologica” il capitolo più corposo del Recovery Plan italiano, quello che assorbirà la quota più importante delle risorse europee: 59,33 miliardi. A cui si aggiungono 9,3 miliardi provenienti dal fondo complementare finanziato con fondi nazionali. Sarà questa la scommessa principale del Piano nazionale di ripresa e resilienza per una crescita di qualità e sostenibile, a cui si legheranno progetti che vanno dalle energie rinnovabili alla mobilità sostenibile, dall’agricoltura verde all’economia circolare, fino agli investimenti sull’idrogeno e alla riqualificazione degli edifici.


Tutti progetti che dovranno ora camminare sulle gambe di lavoratori e imprese, che non a caso già nell’ultimo anno hanno investito sulle competenze green dei nuovi assunti. Come dimostra il report “Le competenze green” di Excelsior – Unioncamere e Anpal: nel 2020 oltre 558mila imprese dell’industria e dei servizi hanno già investito infatti in competenze verdi.


Le competenze green richieste

Se nel mondo del lavoro la nuova parola d’ordine è “green”, le aziende allora sono sempre più alla ricerca di lavoratori che mostrino una sensibilità su questi temi. Il possesso di attitudini al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale ricoprono infatti un ruolo molto importante nelle richieste delle imprese: per circa 2,6 milioni di ingressi, il 79,3% delle entrate programmate dalle imprese, la competenza green è ritenuta necessaria per svolgere la professione, e per il 38,3% del totale, pari a 1,2 milioni di entrate, il grado di importanza di questa competenza è considerato elevato.


Secondo il report Excelsior, il 39% delle aziende nel 2020 ha richiesto ad almeno la metà dei profili ricercati il possesso di una attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale.


Tra le professioni per le quali la richiesta con importanza elevata di competenze green raggiunge percentuali importanti si incontrano gli ingegneri civili, gli ingegneri elettronici e in telecomunicazioni, i tecnici della gestione di cantieri edili, i tecnici della sicurezza sul lavoro e gli ingegneri energetici e meccanici. Data la trasversalità della competenze, si evidenziano valori elevati anche in figure meno specializzate, come gli idraulici e i posatori di tubazioni idrauliche e di gas, ma anche tra i cuochi in alberghi e ristoranti.

La domanda di competenze legate alla ecosostenibilità risulta maggiore per i nuovi assunti per i quali si ricercano livelli di istruzione più elevati: vengono richieste richieste all’84% dei laureati e all’83,5% di chi è in possesso di un diploma di istruzione tecnica superiore. Ma l’attitudine al risparmio energetico e la sensibilità ambientale rappresentano un requisito importante richiesto anche al 78,6% e al 78,4% di chi chi ha una qualifica e/o un diploma professionale o un titolo di studio di livello secondario.

In particolare, nel settore delle costruzioni sono richieste competenze green a circa l’82% delle entrate, nella meccatronica all’82,7%, nel turismo e la ristorazione all’83,8% e nei servizi avanzati di supporto alle imprese all’84,8% degli ingressi.

Green Economy

Secondo il rapporto “GreenItaly” della Fondazione Symbola e di Unioncamere, ben 3,1 milioni di italiani lavorano oggi in ambito green e 432mila imprese hanno investito sulla Green Economy negli ultimi cinque anni.

La domanda per Green Jobs comprende sia professioni specifiche richieste per soddisfare i nuovi bisogni della Green Economy, sia lavori esistenti caratterizzati da un reskilling in chiave green, sia figure che supportano le attività verdi ma non implicano compiti strettamente green.


Tra le professioni verdi più richieste, troviamo l’ingegnere ambientale, il meccatronico green, il promotore edile di materiali sostenibili, ma anche l’educatore ambientale, il bioinformatico e il cuoco sostenibile. Molto richiesti anche i programmatori agricoli della filiera corta, i giuristi ambientali e gli specialisti in contabilità verde che sappiano districarsi tra normative e incentivi.


Le imprese hanno programmato nel 2020 oltre 1,1 milioni di contratti per Green Jobs, che rappresentano il 35,7% delle entrate, quota che risulta in aumento di un punto percentuale rispetto al 34,7% del 2019. Nonostante la diffusa contrazione delle assunzioni nel 2020 causata dalla crisi pandemica, l’interesse delle imprese per le professioni “verdi” quindi non è diminuito.


Cambia la formazione universitaria

Mentre per alcune figure ancora non esiste un percorso formativo univoco, negli atenei scocca l’ora della transizione ecologica e digitale.

Nella lista dei 201 nuovi corsi per l’anno accademico 2021/22 – 113 magistrali, 62 triennali e 26 professionalizzanti – che sono stati approvati dal Consiglio universitario nazionale e inviati all’Anvur per il via libera definitivo del ministero dell’Università, troviamo le stesse parole chiave presenti nel Recovery Plan e nell’agenda del governo Draghi.

Le new entry intitolate ad «ambiente» o sostenibilità» (o a entrambi) sono ben 27 e 20 sono quelle destinate alle «competenze digitali». Oltre ai circa 40 corsi di laurea già esistenti dedicati allo sviluppo sostenibile, se ne aggiungono altri, dall’Eco design inclusivo a Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura. Con un trend che continua a salire di anno, a dimostrazione che la transizione verde passa anzitutto da competenze e formazione.