Smettete di chiedere feedback

Smettete di chiedere feedback

Tutti i limiti di una pratica aziendale diffusissima

08/12/2020 , tempo di lettura 3 minuti

Il feedback su un’attività di lavoro è sopravvalutato? In una discreta misura, sì, scrive sulla Harvard Business Review Amantha Imber, fondatrice della società di consulenza Inventium e conduttrice di un podcast dedicato al lavoro “How I Work”. 

Perché, secondo una ricerca sugli effetti del feedback, in circa un terzo dei casi, l’impatto sulla performance è negativo. Contrariamente all’idea diffusa che un commento su un lavoro svolto dovrebbe servire, specie nelle fasi iniziali della carriera, a imparare e crescere, spesso l’effetto è opposto. In particolare, il discorso vale se a ricevere il feedback è una lavoratrice donna: secondo uno studio realizzato alcuni anni fa dalle professoresse Shelley Correll e Caroline Simard, infatti, i commenti sulle attività svolte dalle donne tendono a essere più scollegati dai risultati del lavoro, più vaghi e quindi più difficili da trasformare in buone pratiche per non ripetere l’errore.  

 
Perché il feedback non funziona (bene) 

Il limite principale del feedback, spiega l’articolo, sta nel fatto che lo sguardo è rivolto a un’azione passata: una presentazione fatta questa mattina o i risultati del mese passato, ad esempio. E questo fa in modo che parlando di un’azione già conclusa sia più difficile per chi parla guardare avanti e fornire degli spunti maggiormente operativi.  

 

Consigli richiestissimi 

Meglio invece optare per offrire - o chiedere - un consiglio. Una ricerca condotta nel 2019 dalla Harvard Business School ha dimostrato le differenze di reazione di fronte alla richiesta di una valutazione e di un consiglio. Nell’esperimento le 200 persone coinvolte dovevano dare un feedback oppure un consiglio in relazione a una domanda di assunzione. Nel primo caso, le risposte dei partecipanti sono state più generiche - per esempio, “il candidato ha quasi tutti i requisiti richiesti” - mentre nel secondo caso, le considerazioni diventano più precise e più semplici da mettere in pratica. Per esempio, tra i consigli figuravano inserire informazioni sul modo in cui il candidato/a intendeva svolgere l’attività o quali riteneva fossero gli obiettivi che riteneva dovessero essere raggiunti. 

 

Chiedere nel modo giusto 

Ovviamente, senza aspettare che chi è nella posizione di farlo fornisca il consiglio giusto - potrebbe non capitare! - Imber da alcuni suggerimenti su come comportarsi per ottenere dei consigli utili: 

  • siate precisi quando li chiedete: meglio un “cosa si potrebbe migliorare del mio modo di comunicare?” invece di chiedere “che cosa non va?”; 
  • guardate al futuro e fatelo vedere anche alle persone a cui state chiedendo consiglio, in modo da spingerle verso una predisposizione simile, cioè: “Cosa possiamo fare domani per migliorare quanto abbiamo fatto finora?”; 
  • siate specifici: non accontentavi di commenti generici, positivi o negativi che siano: chiedete di precisare cosa ha funzionato meglio e cosa no; 
  • scegliete con cura a chi chiedere: vale il principio “pochi, ma buoni”, così limiterete il rischio di sentirvi confusi in caso di pareri contrastanti e, nel dubbio, ignorarli tutti. Inoltre, valutate anche attentamente a chi chiedere: un esperto talvolta è meglio di un amico, un parente o un altro collega con cui andiamo d’accordo perché ha le competenze adatte e una distanza personale sufficiente per fornirci consigli più oggettivi.  

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