Umorismo e pensiero laterale: alle radici della creatività

Umorismo e pensiero laterale: alle radici della creatività

Il neuroscienziato Edward De Bono considera lo humour la più grande funzione dell’intelletto umano e la più pura attività del pensiero laterale. Filippo Losito spiega questa connessione nel suo ultimo libro

03/08/2021 , tempo di lettura 6 minuti
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Edward De Bono, il neuroscienziato ritenuto padre della creatività e del pensiero laterale, sosteneva che l’umorismo fosse una delle funzioni più significative della mente umana. Un vero e proprio atto creativo, in grado di collegare le idee in modo originale, generando nuovi significati. Ecco perché – spiegava – l’umorismo è strettamente connesso al pensiero laterale, essendo allo stesso modo in grado di apre percorsi del tutto inediti.


Eureka!

Nel libro “Humor e pensiero laterale”, edito da Egea, Filippo Losito, scrittore, autore e registra torinese, dimostra proprio come umorismo e processi creativi siano movimenti analoghi del pensiero laterale. E la stessa genesi del libro unisce questi due fattori, come Losito ha raccontato in un’intervista a Cartografia Letteraria


Per un periodo della sua vita, Losito lavorava di sera come autore e performer comico e di giorno entrava nelle vesti di assistente di Daniele Zambelli, famoso direttore creativo e ceo di Simmetrico. Un giorno, racconta, aveva il compito di inviare una scheda di presentazione della nuova auto di una famosa casa automobilistica al comico che avrebbe chiuso lo show di presentazione. “Il performer era Fiorello”, racconta. “L’unica indicazione che avevo avuto era stata quella di ‘non fare stupidaggini per metterti in mostra come comico’. Anche se intravedevo possibilità di carriera in quella coincidenza, per non tradire il divieto avevo allora deciso di fare il serio, anzi, visto che c’ero il molto serio, serissimo”. Invia dunque a Fiorello una descrizione del veicolo in pieno linguaggio marketing, riportando i valori profondi del veicolo, “come se fossero questione di vita o di morte”.


Il giorno dell’evento, poi, l’illuminazione. Fiorello sale sul palco, tra la musica e gli applausi con un foglio in mano, e dice: “Chi è che mi ha mandato ’sta cosa? Chi ha scritto questo testo? È bellissimo! Così bello che ci ho fatto una canzone”. Parte l’orchestra e Fiorello si mette a cantare riga su riga il documento sui valori del veicolo che Losito gli aveva mandato, con una canzone che fa piegare in due il teatro.


“Anch’io rido, ma a denti stretti”, racconta. Ma “in quel momento, per me, quei due mondi – la creatività come processo e la creatività come intuizione e guizzo – si sono abbracciati. Più volte mi sono chiesto che cosa sia stato in grado di ribaltare quella serietà e quella carica di tensione, oltre alla bravura del performer. La risposta l’ho trovata anni dopo, leggendo i libri di De Bono sul pensiero laterale”.


Vuoi sentire una barzelletta?

Nel suo “The Use of Lateral Thinking” del 1967, De Bono considera lo humour la più grande funzione dell’intelletto umano e la più pura attività del pensiero laterale. Come il pensiero laterale, lo humour non ci porta da A a B, ma da A a X, eludendo gli schemi mentali conosciuti, le aspettative, i modelli tradizionali. 


Basti pensare alle battute più celebri di Woody Allen. In “Provaci ancora, Sam” (1972), lui chiede a una ragazza intenta a guardare un quadro: Che fa sabato sera?”. “Occupata. Devo suicidarmi”, risponde lei. “Allora venerdì sera?”, dice lui. La risposta di Sam, chiaramente, ribalta ogni aspettativa dello spettatore dopo la notizia triste della pianificazione del suicidio. E provoca la risata.

Lo humour, come il pensiero laterale, nasce nel momento in cui l’interpretazione normale di una cosa viene scossa dall’improvviso presentarsi alla coscienza di un’interpretazione diversa. E genera quindi un modo alternativo di elaborare l’informazione, attivando di fatto le stesse aree neuronali che si accendono nel problem solving o nella risoluzione di un sudoku.

Come nell’arte e nella ricerca scientifica, nell’umorismo è presente in pratica un’idea vista da angolazioni differenti di solito ritenute incompatibili con una certa area di senso. È quello “scarto del pensiero” che il filosofo Arthur Koestler chiama “bisociazione”, seguita da un percorso cognitivo inverso, che ricolloca gli elementi in una nuova ottica. È il meccanismo fondamentale della creazione. E l’umorismo fa esattamente questo: elude le aspettative e apre nuovi scenari della realtà, con nuove soluzioni di significato.

Losito fornisce un esempio: “Prendiamo questa battuta: ‘So che sei un avvocato molto caro. Per 500 euro risponderesti a due mie domande?’ ‘Certo. Qual è la seconda?’”. Per il cliente le domande da fare sono due e la richiesta di cachet non vale come domanda. Per l’avvocato invece è l’esatto contrario: al cliente resta solo una domanda. “Analogamente, per De Bono l’umorismo nasce nel momento in cui l’interpretazione normale di una cosa viene scossa dall’improvviso presentarsi alla coscienza di un’interpretazione diversa”, spiega Losito. “La mente oscilla dal significato ovvio a quello inaspettato”.


È il pensiero laterale, dunque, che si può anche allenare. Come propone Feltrinelli Education nel suo corso live “Tecniche e Metodologie di pensiero laterale”, in cui – si spiega – non a caso l’umorismo è “sempre il faro a cui puntare, come atto espansivo della mente e forma più pura di pensiero laterale”.