Come riconoscere le fake news e comunicare la salute online

Come riconoscere le fake news e comunicare la salute online

In vista delle future pandemie, quali sono gli strumenti per non farsi cogliere impreparati dalle fake news? Ce lo spiega il biologo e divulgatore Alessandro Tavecchio.

Alessandro Tavecchio
Alessandro Tavecchio
04/04/2022 , tempo di lettura 4 minuti

Alessandro Tavecchio è biologo e divulgatore, esperto in comunicazione della scienza e fa parte dell'Unità relazioni con i media e comunicazione della SISSA, la Scuola Superiore di Studi Avanzati di Trieste. 

Dopo aver lavorato con lui in aula per tre edizioni del corso di giornalismo scientifico, con il corso "Comunicare crisi sanitarie: divulgazione medico scientifica tra etica e opinione pubblica" vogliamo approfondire il rapporto che si è creato tra comunicazione e fake news grazie all'esperienza di Alessandro Tavecchio, che ha scritto per noi questo editoriale.




Una nuova era di comunicazione scientifica 

Diverse ricerche suggeriscono che è più probabile che la disinformazione si diffonda in momenti di grande incertezza, anche perché in assenza di una spiegazione chiara e largamente condivisa è del tutto naturale cercare informazioni alternative per completare il nostro modello mentale del mondo. 


Sarebbe però ingenuo liquidare l’incertezza o le informazioni contrastanti automaticamente come fake news. La pandemia ci ha messo di fronte a scenari in cui le migliori evidenze disponibili cambiavano quotidianamente, tanto che anche per esperti e specialisti era difficile stare al passo.
A questo si aggiunge il fatto che, per ragioni di economia dell’attenzione, gli argomenti che riguardano la salute o scatenano indignazione morale sono quelli che vengono diffusi più naturalmente e proliferano più facilmente. 


Cosa fare quindi per non farsi cogliere più impreparati? 

Servono due strategie diverse e complementari, una da parte delle istituzioni e di chi comunica o cerca di informare, e l’altro da parte di tutti noi, come consumatori di informazioni


I primi devono ricordarsi che i fatti sono sicuramente importanti, ma non sono sufficienti, specie in situazioni in cui la scienza deve correre per tenere il tempo. I tempi, i modi, e i pubblici a cui stiamo parlando di volta in volta fanno la differenza. Molte comunità sentono ancora il peso delle disuguaglianze, delle discriminazioni, degli errori del passato, che le portano ad avere una sfiducia profonda nelle fonti di informazione generaliste o della comunità medica. Questa sfiducia non si può guarire in tempo di pandemia o di emergenza: è un lavoro costante che parte soprattutto “in tempo di pace”, specialmente se non vogliamo essere colti impreparati. 


Quello che ciascuno di noi può fare, invece, è innanzitutto ricordarsi che in un’epoca fortemente disintermediata come quella dei social siamo tutti delle fonti di informazioni: abbiamo quindi una grande responsabilità quando condividiamo una notizia o parliamo di qualcosa anche se non ne abbiamo le competenze. Spesso abbiamo un’influenza molto maggiore sulle nostri reti sociali, i nostri amici e le nostre famiglie rispetto a quanta ne possano avere le fonti istituzionali. 


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