Cos'è la flessibilità cognitiva e perché è importante

Cos'è la flessibilità cognitiva e perché è importante

La nostra capacità di risolvere un problema e superare i nostri bias è legata più alla flessibilità cognitiva che al possesso di un elevato quoziente intellettivo

27/07/2021 , tempo di lettura 3 MINUTI
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È convinzione diffusa che il quoziente intellettivo sia un elemento chiave del successo di una persona, specie in campi come l’innovazione e la tecnologia. C'è invece un po’ meno consapevolezza del fatto che chi ottiene successi in questi e altri ambiti lavorativi - per esempio artisti e imprenditori seriali - lo deve soprattutto a caratteristiche non direttamente afferenti alla sfera cognitiva in senso stretto, come la creatività, l’immaginazione, la curiosità e l’empatia. 
Questi tratti sono definiti dagli studiosi anche come componenti della flessibilità cognitiva, la dote che effettivamente permette di adattare il nostro comportamento ad ambienti diversi, di passare da un’idea a un’altra o di riuscire a perseguire degli obiettivi anche se alcune delle condizioni attorno a noi sono cambiate nel frattempo.

Potenziare il problem solving e superare i bias

In questo modo riusciamo ad avere a nostra disposizione uno strumento potente per adattarci al mutare delle condizioni - pensiamo a come abbiamo cambiato abitudini nei momenti più critici dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 - e trovare vie alternative per affrontare e risolvere problemi lavorativi e personali. Non solo: secondo uno studio condotto da Barbara Jacquelyn Sahakian, Christelle Langley e Victoria Leong, neuroscienzate dell’Università di Cambridge, la flessibilità cognitiva ci aiuta anche a prevenire i nostri bias perché aumenta la predisposizione a renderci conto di possibili pregiudizi ed errori di valutazione e a superarli.

Allenarsi alla flessibilità

Se tutto questo è positivo, c’è un’ulteriore buona notizia: la flessibilità cognitiva può essere allenata. Uno dei modi, ad esempio, è la terapia cognitivo comportamentale usata nell’ambito della psicoanalisi e che consiste nell’abituare il paziente a pensare che dietro a un fatto - ad esempio un amico che non si fa sentire da qualche tempo - possono esserci svariati motivi: un periodo più impegnativo al lavoro, un viaggio o un imprevisto. Quell’assenza quindi non è dovuta, come magari potrebbe pensare una persona che soffre di depressione, al fatto che quell’amico non è più tale o che vuole allontanarsi.
Un altro metodo, applicabile anche in contesti diversi dai trattamenti clinici di alcuni disturbi, è quello che consiste nell’allenarsi ad analizzare e apprendere come è articolata e come funziona la struttura di un sistema complesso con l’obiettivo di dare un senso a quello che a prima vista potrebbe apparire come un flusso di informazioni senza un senso logico. In altre parole, un allenamento a esaminare la complessità.

Più innovazione, più benessere

I vantaggi della flessibilità cognitiva sono molteplici: è una leva per potenziare la nostra creatività e la nostra capacità di innovazione, ci aiuta ad avere un maggior benessere psicofisico perché migliora la capacità di gestire gli eventi negativi della vita, ci aiuta a comprendere le emozioni che proviamo e ad affrontarle migliorando globalmente la qualità della vita. 
Considerando che nel futuro prossimo saremo chiamati a dare prova di creatività e innovazione per fronteggiare questioni come il cambiamento climatico e la salvaguardia del nostro patrimonio ambientale e culturale, allenare la nostra flessibilità cognitiva è un obiettivo da includere tra le priorità.