L’importanza dell’educazione al pensiero laterale

L’importanza dell’educazione al pensiero laterale

Alla base del pensiero laterale, c’è la creatività, che non significa abbandonare il ragionamento logico o non dare direttive agli studenti. I metodi per allenare a sollevare dubbi e nuove ipotesi sono diversi. E gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale

08/02/2021 , tempo di lettura 4 minuti

Se non si riesce a risolvere un problema, anziché insistere con la stessa soluzione, a volte è utile provare a spostare lo sguardo “di lato”. Si può arrivare così a scoprire una strada alternativa, che porta alla stessa soluzione ricercata, ma con mezzi diversi. È quello che si chiama “pensiero laterale”, o “lateral thinking”, espressione coniata nel 1967 da Edward de Bono, studioso della creatività. Secondo de Bono, infatti, l’approccio logico alle cose non è sufficiente per sviluppare nuove idee nello studio, nel lavoro e nella società intera: c’è bisogno appunto di un pensiero “fuori dagli schemi” che scardini i preconcetti radicati.


Creatività e logica

Alla base del pensiero laterale, c’è dunque la creatività, come fattore dell’intelligenza umana che permette l’osservazione di una questione da diverse angolazioni rispetto a quelle tradizionali. 


Se si guardano le otto competenze chiave per l’apprendimento permanente indicate dal Parlamento europeo e dal Consiglio d’Europa, la creatività compare ben tre volte come qualità trasversale nelle competenze digitali, spirito di iniziativa e consapevolezza ed espressione culturale.

Questo perché, contrariamente a quanto si possa pensare, il pensiero laterale non è l’opposto della logica. Per ragionare al di fuori degli schemi, infatti bisogna prima di tutto conoscere le griglie logiche in cui di solito inseriamo i nostri ragionamenti. Occorre quindi conoscere il ragionamento logico, allenandosi a sollevare dubbi e nuove ipotesi, lasciando il campo libero all’intuito e alla creatività. Tutto questo è tutt‘altro che facile, perché il pensiero laterale si sviluppa dopo che si sono analizzate le strade che appaiono più ovvie per abitudine.

Pedagogia della creatività

Di conseguenza, la cosiddetta “pedagogia della creatività” non è dunque quella che implica l’azzeramento delle direttive da parte dell’insegnante. Educare alla creatività, diversamente da quanto si possa pensare – come spiega Orizzontescuola – prevede un programma di studio che aiuti a sviluppare il pensiero laterale.


Un programma che certamente è diverso da quelli tradizionali perché, anziché focalizzare l’attenzione sui contenuti, accentua la necessità di attuare diversi metodi di apprendimento che facciano scaturire nello studente reali abilità utili al suo comportamento individuale e sociale. 


Questo schema può esplicarsi in formule differenti. Per mettere in piedi una pedagogia della creatività, la pedagogista Anna Craft distingue due interventi differenti: 1) l’insegnamento creativo (creative teaching); 2) l’apprendimento creativo (creative learning). 


L’insegnamento creativo consiste nel pianificare un compito fuori dal comune. Per esempio, il teatro può essere utilizzato nell’insegnamento della lingua straniera come un metodo per fissare delle conoscenze. L’insegnante propone quindi una soluzione nuova per l’apprendimento.


Al contrario, l’apprendimento creativo permette all’alunno di costruire un apprendimento grazie alla creatività, che gioca un ruolo esplicito nell’acquisizione di nuove conoscenze, agendo sul pensiero creativo degli allievi. Ad esempio, un insegnante può utilizzare il teatro per permettere agli alunni di riflettere sul contenuto di un testo, sul senso, sulle molteplici rappresentazioni e sul loro impatto sul pubblico, favorendo quindi un apprendimento creativo in relazione a un’opera letteraria.


Il ruolo dei formatori

Preparare l’alunno ad adattarsi ai cambiamenti appropriandosi di nuove conoscenze e cercando nuove soluzioni, però, non è così facile. Per introdurre la creatività all’interno dei piani di studio, la scuola deve prima di tutto appoggiarsi su basi teoriche e scientifiche, collaborando strettamente con gli insegnanti. 


Il ruolo dei formatori è fondamentale: considerati gli approcci eterogenei rispetto alla creatività, non si tratta solamente di accompagnare gli insegnanti nella trasposizione didattica, ma anche di sviluppare la capacità critica ad adattare i concetti teorici in funzione dei contenuti disciplinari.

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