La gioia di essere principianti per tutta la vita

La gioia di essere un principiante per tutta la vita

L'espressione "principiante adulto" crea imbarazzo. Implica che stai imparando qualcosa che avresti dovuto apprendere da bambino. Ma l'apprendimento è bello e utile a tutte le età

27/01/2021 , tempo di lettura 4 minuti

Siamo sicuri che l’essere dei principianti in qualcosa sia una condizione negativa e che la capacità di apprendere sia appannaggio dei bambini? Si impernia su queste domande il saggio dal titolo “Beginners: The Curious Power of Lifelong Learning” scritto dal giornalista americano Tom Vanderbilt. Il Guardian ne ha pubblicato un ampio estratto, mentre sul New Yorker la giornalista Margareth Talbot descrive la gioia di essere "un novizio" come un antidoto perfetto per lo stress. 

La riflessione dell’autore parte da un avvenimento che molti avrebbero considerato insignificante, ma che per Vanderbilt ha rappresentato un punto di svolta nella sua vita. Durante una vacanza al mare, la figlioletta di quattro anni gli ha chiesto di insegnarle a giocare a scacchi. “Mi sono limitato ad annuire, ma c’era un solo problema: non sapevo giocare...Conoscevo gli scacchi nel modo in cui ‘conosco’ la lingua giapponese: l’aspetto dei caratteri, come suona, la sua ‘giapponesità’, ma non capisco una parola”. 

Da quel momento in poi, Vanderbilt ha deciso di imparare a giocare, ma ha anche trasformato gli scacchi in un’occasione per riflettere sulle nostre capacità di apprendimento, sui limiti che ci poniamo diventando adulti e sul modo in cui ci sentiamo nel momento in cui ci approcciamo per la prima volta a qualcosa di nuovo.

Il principiante

"Per la maggior parte di noi, la fase del principiante deve essere superata il più rapidamente possibile, come se fosse una condizione socialmente imbarazzante. Ma anche se rappresenta solo un passaggio, dovremmo prestare particolare attenzione a questo momento. Perché una volta oltrepassato, è difficile tornare indietro”, afferma Vanderbilt.

Secondo l’autore, “l’approccio del principiante” è prezioso e deve essere conservato anche quando una novità diventa familiare e il nostro comportamento nei confronti di ciò che non è più percepito come nuovo diviene automatico. Man mano che le abilità e le conoscenze progrediscono, “c'è un potenziale valore nel mantenere la mente di quel principiante”, perché “l'unica cosa peggiore del sapere a malapena qualcosa è saperne un po 'di più”.

Il saggio cita due studi che avvalorano la tesi del giornalista. Il primo dimostra che “i medici che apprendono una tecnica di chirurgia spinale hanno commesso il maggior numero di errori non al primo o al secondo tentativo, ma al 15esimo”, il secondo sostiene che “un pilota compie più errori non la prima volta che si mette alla guida di un aereo, ma dopo circa 800 ore di volo”. Ciò che Vanderbilt vuole dimostrare è che a volte la sicurezza, le abitudini, la familiarità che acquisiamo attraverso l’esperienza possono essere un ostacolo, soprattutto quando è necessario trovare soluzioni differenti da quelle che utilizziamo di solito. 

Un altro esempio citato nel testo riguarda il famoso “problema delle candele”. I ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di attaccare una candela al muro usando solo una scatola di fiammiferi e una di chiodini. Molte persone hanno mostrato di avere difficoltà nella risoluzione del problema perché sono rimaste ancorate alla “fissità funzionale” della scatola come contenitore per chiodini e non come possibile mensola per la candela. C'è però un gruppo che ha registrato risultati migliori: i bambini di cinque anni. Il motivo è presto detto: i bambini hanno una concezione relativa alla funzione degli oggetti molto più fluida rispetto agli adulti. Non sanno per cosa sono stati creati e li usano per risolvere il problema che si trovano di fronte. 


“I bambini hanno una mente da principianti, aperta a possibilità più ampie. Vedono il mondo con occhi più freschi, sono meno gravati da preconcetti ed esperienze passate e sono meno guidati da ciò che sanno essere vero. È inoltre più probabile che colgano dettagli che gli adulti potrebbero scartare come irrilevanti. Poiché si preoccupano meno di sbagliare o sembrare sciocchi, i bambini spesso fanno domande che gli adulti non faranno mai”, sottolinea Vanderbilt. 


Imparare da adulti 

Un ulteriore limite che ci poniamo diventando adulti riguarda l’apprendimento. È come se crescessimo convinti che la capacità di imparare sia appannaggio dei più piccoli. “Essere un principiante può essere difficile a qualsiasi età, ma crescendo diventa ancora più complesso”, riflette l’autore.


Il principiante adulto si sente a disagio, sente intorno a sé un alone di pietà, come se dover imparare qualcosa di nuovo fosse un fallimento anziché una conquista. “C'è una vocina perniciosa che ci dice: ‘Hai iniziato troppo tardi’”.


Eppure è bene non arrendersi. Diversi studi dimostrano infatti che l’apprendimento è anche una risposta efficace allo stress causato dal lavoro. Ampliando il proprio senso di sé e facendoci acquisire nuove capacità, l’apprendimento diventa “un cuscinetto da stress”. 


Claude Shannon, il brillante matematico del MIT che ha contribuito a inventare il mondo digitale in cui viviamo, nel corso della sua vita ha provato ogni tipo di attività, dalla giocoleria alla poesia, passando per la progettazione del primo computer indossabile. "Di volta in volta", ha osservato il suo biografo, "ha perseguito progetti che avrebbero potuto causare imbarazzo ad altri, posto domande che sembravano banali, ma alla fine è sempre riuscito a scoprire qualcosa di nuovo".


L'apprendimento additivo

Vanderbilt sostiene non solo che imparare è utile, ma è ancora più utile imparare cose diverse contemporaneamente perché, l’apprendimento delle abilità sembra essere "additivo”. 


“Gli scacchi, ad esempio, sono considerati un modo per migliorare la capacità di concentrazione dei bambini, per rafforzare le loro capacità di risoluzione dei problemi e il loro pensiero creativo. Ma mi sono convinto che ogni volta che qualcosa viene ritenuto efficace per i bambini, è ancora meglio per gli adulti”, sottolinea il giornalista, perché l’apprendimento di nuove abilità cambia anche il modo in cui pensiamo e vediamo il mondo


“Imparare a cantare cambia il modo in cui ascolti la musica, mentre imparare a disegnare è un sorprendente tutorial sul sistema visivo umano. Imparare a saldare è un corso accelerato di fisica e metallurgia. Impari a fare surf e all'improvviso sei interessato alle maree, ai sistemi di rilevazione delle tempeste e all'idrodinamica delle onde. Il tuo mondo è diventato più grande semplicemente perché hai imparato una cosa nuova”, conclude l’autore.



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