Cosa significa fare “coviding”: il caso della quotazione di Airbnb

La quotazione di Airbnb e la capacità di fare “coviding”

La piattaforma è sbarcata a Wall Street incassando una quotazione di successo, dopo esser riuscita ad adattarsi velocemente ai mutamenti nel turismo generati dalla pandemia. È la capacità di reinventarsi velocemente che fa la differenza

27/12/2020 , tempo di lettura 4 minuti

Airbnb è sbarcata a Wall Street, mettendo a segno una quotazione da record che ha fatto impennare il valore delle sue azioni. Ma come è possibile che sia avvenuto in un momento in cui, in preda all’emergenza epidemiologica, il turismo è tra i principali settori in sofferenza?


Un nuovo business

La mossa vincente di una delle aziende simbolo della sharing economy è stata proprio quella di sapersi adattare rapidamente alla pandemia. Lo spiega bene Enrico Aprico, professore aggiunto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore specializzato in tematiche legate alle nuove economie, in una intervista pubblicata su Business Insider. “La gente era seduta a casa”, spiega Aprico. “Voleva ancora viaggiare ma in molti casi non poteva prendere un aereo. Molte persone hanno così iniziato a guidare verso città e paesi più piccoli, non sempre coperti da grandi catene di hotel ma spesso coperti da Airbnb, che quindi in questo senso è stata fortunata”.

Se prima della pandemia le grandi città erano state il punto di forza di Airbnb – spesso finita non a caso nel mirino di sindaci, albergatori e comunità per aver trasformato i centri storici – durante la pandemia invece i soggiorni nei borghi e nelle comunità località rurali sono diventati il nuovo fulcro dell’azienda. Il ceo Brian Chesky “ha fiutato l’opportunità e ne ha saputo beneficiare immediatamente”.

Ma prima di arrivare a mettere a fuoco il nuovo profilo aziendale, i mesi iniziali dell’emergenza epidemiologica sono stati quelli delle decisioni drastiche per la piattaforma fondata nel 2008 da Brian Chesky e Joe Gebbia. Prima la diffusione del virus in Cina li ha costretti a sospendere tutte le prenotazioni a Est. A marzo, poi, quando la pandemia è diventata globale, AirBnb ha decretato ufficialmente la sua crisi. Mentre molti esperti parlavano già della fine della sharing economy.


In un mese le cancellazioni hanno superato le prenotazioni. “In quel momento abbiamo capito che il mondo sarebbe cambiato”, ha spiegato Chesky al Financial Times. “E che anche il modo di viaggiare non sarebbe più stato lo stesso. Il mondo è super incerto”. Le contromosse sono state lacrime e sangue: un finanziamento di due miliardi di dollari, il licenziamento di 1.900 dipendenti e poi il blocco delle spese per il marketing e di tutti i progetti annessi. A partire dal progetto Experience su cui l’azienda aveva lavorato e investito molto.


Dopodiché Airbnb si è concentrata sul core business, provando a immaginare come trasformarlo. Vista la propensione a spostarsi in posti più vicini del solito e lungo rotte fino ad allora poco battute, “l’azienda ha ridisegnato il proprio sito web e la propria app, con il suo algoritmo in grado di far visualizzare ai potenziali viaggiatori di tutto, dalle cabine alle lussuose case sulla spiaggia vicino a dove vivevano”, spiega Aprico.


Alle esigenze di viaggio più ravvicinate, si è aggiunta poi quella dello smart working. L’azienda si è subito adattata anche alla mutata condizione di lavoro di milioni di lavoratori. Come? Puntando sui soggiorni lunghi (un mese e più) come valvola di sfogo al lavoro da remoto. La cosiddetta workation – lavoro più vacanza – è stata uno dei must dell’estate del 2020 . In tanti, sono fuggiti dalle città, ormai private dalle occasioni di socialità, per muoversi verso la costa o le montagne vicine. In mete non proprio turistiche, dove gli alberghi erano poco presenti.


Ad agosto più della metà delle prenotazioni è stata effettuata per soggiorni entro 300 miglia dalla posizione degli ospiti, secondo l’azienda. Queste mosse hanno aiutato ad arginare le perdite. E la società ha registrato a sorpresa un profitto nel terzo trimestre. 



Fare coviding

Forte di questa «resilienza», AirBnb si è presentata quindi agli investitori come una azienda capace di resistere alle difficoltà e di trovare le soluzioni davanti agli imprevisti. Da qui il successo della quotazione.


“Queste aziende, chiamate ‘aziende piattaforma’ dall’inglese ‘platform companies’, essendo prettamente labour intensive anziché capital intensive, dimostrano di essere non solo flessibili e capaci di adattarsi molto più rapidamente ai cambiamenti di contesto e di mercato ma di essere solide e generatrici di valore. Basti pensare che Airbnb ora vale più delle sette maggiori catene alberghiere d’America messe insieme”, continua Aprico.


È quella che viene chiamata ormai forza di “coviding”, ovvero la capacità di innovare e farlo in fretta, facendo magari economie di scala per adattarsi velocemente al nuovo scenario. Cambiando o offrendo un nuovo servizio già pronto “in quattro giorni”, con una velocità e una predisposizione al cambiamento che difficilmente si trovano nelle imprese più tradizionali. 


Il neologismo è nato nel mondo delle startup come capacità di reazione alla emergenza epidemiologica, indicando la spinta imprenditoriale a usare la pandemia come stimolo all’innovazione. In italiano, si potrebbe tradurre con resilienza o capacità di adattamento al Covid-19 con nuovi prodotti e servizi


In questi mesi, molte aziende tech e startup si sono dimostrate sono più agili e pronte a fare coviding, come dimostra il caso di Airbnb. Molto meno pronte sono state invece le imprese più datate. Ma se si vuole sopravvivere agli imprevisti, imparare a fare coviding sarà una necessità per tutti gli imprenditori. Anche quando l’emergenza sarà solo un brutto ricordo. 

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