Leggerezza e fiducia

Leggerezza e fiducia

Il silenzio è un prezioso alleato per imparare a vivere con leggerezza e fiducia, nonostante le difficoltà.

Olga Chiaia
15/12/2020 , tempo di lettura 6 minuti

La fiducia apre porte sull’impossibile, ci fa vivere con leggerezza e con intensità.

Nell’era della sfiducia, rischiamo di farci bloccare dalla paura di vivere, o dallo sforzo di controllare la vita, che invece controllabile non è – la recente pandemia ce l’ha ricordato chiaramente.

Come si coltiva la fiducia

Le esperienze affettive della nostra infanzia, il clima emotivo in cui siamo cresciuti, i piccoli e grandi traumi, sono tutti elementi che caratterizzano il livello di fiducia che ospiteremo nel cuore, e di conseguenza l'attitudine alla serenità, o la vulnerabilità allo stress. Inoltre il modello dei nostri genitori (e in parte anche la loro genetica) ci fornirà una maggior o minore capacità di gestire le emozioni, e strategie più o meno efficaci per fronteggiare l'ansia. Interiorizzare un genitore tranquillizzante e protettivo è ben diverso dall'averne dentro uno colpevolizzante e ansioso. 

Non possiamo trovarla cercando appigli esterni, da adulti. Anche perché le tradizionali fonti di stabilità e rassicurazione hanno mostrato la loro fragilità: la scienza, gli esperti, i media, i rappresentanti delle religioni. Il villaggio è diventato globale, e ospita troppe verità contrastanti, o troppe bugie per fidarsi di chiunque. Perfino dell’amore, che spesso tale non è.

Credo che la fiducia abbia subito dei gravi attacchi, nella vita personale e collettiva di molti di noi. Ma è una necessità emotiva e fisiologica; non si può crescere, non si può respirare senza. Occorre re-imparare a fidarsi in modo consapevole, a rischiare, col talismano dell’amore verso se stessi e la vita.

Lezioni di fiducia

È proprio questo il momento di prendere lezioni di fiducia. Quando ci accorgiamo dell’inutilità dei nostri sforzi, della stanchezza che ci pervade, di quanto ci logori l’illusorio controllo che ci ostiniamo a cercare, possiamo accettare di arrenderci, e ascoltare la profonda voce del cuore, che batte senza bisogno della nostra volontà, e della natura, che ci respira: lasciare tutti i pesi, per seguire la corrente della vita, che ci sostiene da quando siamo nati. Il respiro ci respira, ci dice che siamo vivi, e non dipende da noi.

Occorre liberare l’energia dall’ansia costante, dalle trappole emotive, dai circoli viziosi, dalle ruote di criceto, dal rimuginio sfinente. La ricompensa è la leggerezza. 

Riconoscenza e gentilezza 

Fidarci dunque come atto di riconoscenza al fatto di essere vivi: possiamo ascoltare il corpo (si parte sempre da lui, dalla base), e fidarci della sua voce. Il corpo sa ripararsi da solo, sa quanto dormire, come mangiare, e ce lo direbbe, se noi fossimo meno distratti o non interferissimo troppo con ordini e divieti che rendono difficile l’autoregolazione.

Poi, è utile alimentare la curiosità e la gentilezza: ricordare e sentire di far parte di un’umanità condivisa.

Occorre focalizzarci sui valori profondi che ci guidano, più che su obiettivi concreti e specifici, che magari in questo periodo sono congelati e inaccessibili.

Accettare che non dipenda tutto da noi è difficile, ma infine è liberatorio.

Cercare il silenzio

Eliminiamo il sovraccarico, il troppo: di pensieri, di cibo, di impegni, di rumore.

Nel silenzio è possibile sentire la propria voce saggia – tutti ne abbiamo una, spesso inascoltata – e connettersi a una dimensione spirituale. E’ questo il cuore della fiducia: un ponte dal corpo all’anima del mondo.

Fidarsi non è facile, ci si può sentire intensamente vulnerabili, ma di solito è molto piacevole. Dietro a tutte le paure, c’è leggerezza e amore. Sotto i mille strati delle nostre biografie, delle parti di noi, c’è un centro sereno e luminoso. 

Eppure la mente si difende, non vuol mollare il suo ruolo prevaricante, e invade il campo con pensieri ossessivi o intrusioni indesiderate: è normale. I monaci meditanti della tradizione buddista la chiamano "la scimmia pazza", perché come una scimmia, la mente non fa che correre da un ramo all'altro, inseguendo pensieri incessantemente, e spesso sterilmente. La mente crea trappole, muri tangibili, stress. Può creare anche vie d’uscita, ma trascendendo se stessa. Non può da farlo da sola: serve l’altro, gli altri, e la spiritualità.

Consapevoli e senza pensieri

Si può essere spensierati, letteralmente “senza pensieri”, da adulti, senza essere dementi o ubriachi? Ci vorrebbe almeno uno stato di grazia, o bisognerebbe essere in un monastero in Tibet; oppure, meditare. Allenarsi cioè a osservare il vortice della mente fino a che naturalmente si plachi.

Evitare di rimescolare il vaso di acqua e fango, finché tutti i detriti si posano e l’acqua diventa limpida: solo allora si può davvero osservare cosa c’è dentro.

Saper fare il vuoto mentale, un vuoto accogliente in cui le sensazioni si dispiegano, una ad una, è un'arte che s'impara con paziente esercizio, e che gratifica di un benessere e di una lucidità cristallina chi la coltiva.

Aprire la porta alla fiducia richiede simpatia (per se stessi, e per gli altri), coraggio, ma soprattutto attenzione e ascolto di questo vuoto.