Come insegnare il metodo di studio più efficace

Metodo di studio migliore: qual è e come trasmetterlo

La regola è che non esiste un metodo di studio migliore per tutti. Ma ci sono raccomandazioni che possono aiutare ad apprendere in modo veloce ed efficace

10/01/2021 , tempo di lettura 4 minuti

Avere metodo è sempre alla base di un ottimo risultato. Vale per il lavoro, lo sport, e anche per lo studio. Ma l’unica regola è che non c’è un metodo di studio migliore per tutti. Ognuno deve trovare quello più adatto a sé. E spesso questo significa sperimentarne tanti per riuscire a trovare quello giusto, ovvero quello più veloce ed efficace.


Nonostante non ci sia il metodo migliore valido per tutti, diversi esperti e scienziati però si sono cimentati in classificazioni e consigli per raggiungere il proprio metodo di studio ideale.


La classifica

John Dunlosky e Katherine Rawson, professori di psicologia della Kent State University dell’Ohio, hanno analizzato le dieci tecniche di apprendimento comunemente usate dagli studenti, realizzando uno studio pubblicato sulla rivista Psychological Science in the Public Interest


Sulla base delle prove disponibili, i ricercatori hanno fornito raccomandazioni sulla efficacia di ciascuna tecnica, stilando una sorta di classifica dei metodi. Evidenziare le parti del libro e utilizzare immagini chiave, ad esempio, secondo gli scienziati hanno una bassa utilità. Così come riassumere e trovare le parole chiave. Le due tecniche che risultano ad alta efficacia sono invece fare test di riepilogo e organizzare in anticipo una tabella di marcia.


Nove consigli pratici

Il canale YouTube canadese AsapScience, invece, ha stilato nove dritte per ottimizzare il tempo sui libri e apprendere in modo efficace


Il consiglio è anzitutto di distribuire nel tempo lo studio: comprimere tutto in una super sessione di studio non aiuterà. Stesso discorso vale per lo studio nelle ore notturne: fare le ore piccole sui libri non aiuta, anzi rischia di peggiorare le capacità di memoria nei quattro giorni successivi. 


Scarsa efficacia, anche secondo AsapScience, della tecnica molto diffusa di evidenziare le righe dei libri: meglio fare schemi e disegni per sintetizzare i concetti chiave. Altri consigli: fissare un obiettivo, studiare come se dovessimo poi insegnare quello che abbiamo letto, esercitarsi continuamente con compiti e test. 


Quanto al luogo di studio, il consiglio è ritagliarsi uno spazio tranquillo e illuminato. E soprattutto sbarazzarsi dello smartphone nelle ore di studio per evitare distrazioni.


Le mappe mentali

Altre raccomandazioni utili arrivano da Matteo Salvo, autore del libro “Studiare è un gioco da ragazzi” (Feltrinelli) e uno dei maggiori esperti di apprendimento veloce in Italia, oltre che primo italiano al mondo ad aver conseguito il titolo di International Master of memory ai Campionati mondiali di memoria 2013.


Sfruttando la capacità della mente di creare immagini e costruire associazioni, nel suo manuale Salvo insegna a memorizzare in modo facile e veloce date storiche, formule matematiche, regole grammaticali. Una tecnica ricorrente è la costruzione delle cosiddette mappe mentali, ovvero le rappresentazioni grafiche del pensiero teorizzate dal cognitivista inglese Tony Buzan. L’obiettivo, quando si organizza il pensiero in una mappa su un foglio di carta, è migliorare la memoria visiva e quindi la memorizzazione dei concetti per richiamarli alla mente in modo veloce quando servono. Organizzare le informazioni in maniera chiara aiuta infatti a ripescare in poco tempo l’opzione giusta in ogni momento della vita quotidiana, soprattutto nello studio e sul lavoro.


Tra i consigli di Salvo, oltre a organizzare uno spazio confortevole dedicato allo studio, c’è anche quello di partire dal macroscopico per arrivare al dettaglio. Capire com'è strutturato un libro, ad esempio, è fondamentale per comprendere il senso di quello che ci si appresta a studiare. Leggere l’introduzione e l’indice non sono quindi una perdita di tempo, ma un buon punto di inizio per cominciare a costruire le proprie mappe mentali. Senza dimenticare di ripetere a qualcuno quello che si è appreso, o al massimo davanti a una videocamera.